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Le filiere dimenticate del successo verde | Tekneco

Tekneco #15 – PIL green

Le filiere dimenticate del successo verde

Agricoltura e turismo rappresentano un quarto dell’economia nazionale, ma c’è ancora chi fatica a interpretarli in chiave “green”

Scritto da il 15 maggio 2014 alle 9:30 | 0 commenti

Le filiere dimenticate del successo verde

Più del 25% del Pil nazionale è rappresentato da due filiere che tendiamo spesso a dimenticare: turismo e agricoltura. Secondo l’Enea, ma potremmo citare analisi analoghe della Banca d’Italia come dell’Isnart, «il settore del turismo in Italia rappresenta, in termini economici, circa il 9,5% del PIL nazionale, con una occupazione pari a circa 2,5 milioni di addetti. Mentre il rapporto PIL(turismo)/PIL(nazionale) è diminuito nell’ultimo decennio: a livello mondiale la quota di turismo che interessa l’Italia è scesa dal 5,6% del 1990 al 4,1% del 2010, con una tendenza ad un’ulteriore decrescita fino ad una stima del 3,7% nel 2020, in assenza di interventi strategici e strutturali per un serio rilancio del settore turistico in Italia».

Un trend negativo che riguarda tutta l’economia italiana. Tutta? No, non tutta. «Il valore nel 2013 ha registrato un calo in volume in tutti i principali comparti – spiega Coldiretti –, ad eccezione dell’agricoltura, silvicoltura e pesca che fanno segnare un, seppur debole, aumento dello 0,3%».

Secondo i dati Inea, estrapolati da quelli nazionali dell’Istat, l’agricoltura italiana veleggia intorno ad un valore di 266 miliardi di euro, vale a dire quasi il 17% del Pil nazionale.

Due settori, insomma, che hanno un peso rilevante nell’economia italiana e che possono trarre grande giovamento dalla rivoluzione green che sta investendo, in maniera trasversale, tutti i settori produttivi e dei servizi del Paese.

«Proprio nel settore del turismo – si legge nell’ultima edizione del Rapporto GreenItaly di Unioncamere e Symbola – sembrano esserci ampi margini di miglioramento (nella direzione del “turismo sostenibile”, gradualmente più diffuso anche nel mondo del no profit), visto che solo il 19% (poco più di 32mila unità) delle imprese dei servizi di alloggio e ristorazione ha investito in tecnologie green negli ultimi cinque anni e/o ha programmato di farlo nel 2013».

Per Marcello Peronaci di Enea la strada, in questo senso, è chiara: «Molti studi recenti di settore individuano alcune linee d’intervento prioritarie per il nostro Paese, miranti a raddoppiare l’incidenza del turismo sul PIL nazionale da circa il 10% attuale al 18%, con un raddoppio degli addetti attualmente impegnati». In che modo? Miglioramento strutturale dei servizi offerti, ma certificabili con marchi, per lo più di qualità ambientale, riconosciuti a livello internazionale come Emas, Bandiere blu ecc. Un’altra strada è quella della valorizzazione delle caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche, culturali, gastronomiche locali. E, ovviamente, la destagionalizzazione dell’offerta turistica.

«Un turismo basato sui principi dello sviluppo sostenibile – continua Peronaci – implica la necessità di studiare, progettare e implementare tecnologie e metodologie eco-compatibili in molteplici settori, stimolando strategie di impresa e di governance innovative». Quindi, da un uso più sostenibile delle risorse idriche al ciclo dei rifiuti, dal risparmio energetico all’efficienza, dallo sviluppo di tecnologie di eco-building all’utilizzo di analisi sul ciclo di vita dei prodotti nella eco-progettazione.

D’altronde che la rivoluzione nel settore sia in corso non è solo evidenziata dai cento milioni di turisti che nel 2012 ha transitato per le nostre aree protette, ma anche dall’efficientamento che piccoli e grandi alberghi, o intere catene, stanno già attivamente praticando. Da soli gli NH Hoteles, la grande catena spagnola ben presente anche nel nostro Paese, grazie al risparmio energetico hanno evitato costi per 15 milioni di euro in tre anni.

Una rivoluzione, tecnologica e concettuale, che riguarda, appunto, anche l’altro grande settore di cui si parla poco, ma senza il quale non avremmo nulla da portare sulle nostre tavole.

«Il concetto di green economy – si legge in GreenItaly –, in agricoltura, è sinonimo innanzitutto di produzioni di qualità. La leadership italiana alimentare vale 12 miliardi, che rappresentano il fatturato al consumo generato sui mercati nazionale ed esteri dalle produzioni a denominazione di origine (Dop/Igp). Il primato nazionale si è ulteriormente consolidato, raggiungendo un totale di 255 riconoscimenti (156 Dop, 97 Igp e 2 Stg)».

«L’agricoltura sostenibile – continua il Rapporto – è anche legata alla diffusione di nuovi modelli di sviluppo e di consumo fondati su alcuni principi cardine, quali, ad esempio, la difesa del territorio, la valorizzazione della biodiversità, la promozione delle tradizioni produttive e della cultura locale: elementi associati a forme, anche innovative, d’informazione e di scambio di beni e servizi. Ne è una dimostrazione la crescita della spesa a chilometro zero, che ha raggiunto il fatturato record di 3 miliardi di euro, grazie ai mercati degli agricoltori dove fanno regolarmente la spesa 7 milioni di italiani, mentre altri 14 lo hanno fatto almeno una volta durante l’anno».

Anche perché il comparto alimentare non si esaurisce con l’attività dei campi. L’intera industria della trasformazione, della distribuzione o della ristorazione (che fatalmente si congiunge col comparto turistico) rappresenta oggi uno straordinario passaporto verso la modernità e la globalizzazione. Fra pochi mesi si aprirà l’esposizione mondiale di Milano, l’Expo 2015, dedicato proprio all’alimentazione.

Sostenibilità e sicurezza sono le parole d’ordine che si frappongono fra la crisi e la creazione di una nuova economia.

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L'autore

Marco Gisotti

Direttore scientifico di Green factor, ha creato e dirige dal 2005 il Master in Comunicazione ambientale del Centro studi CTS con il Dipartimento di scienze della comunicazione della Sapienza di Roma e l’ENEA. È autore, con Tessa Gelisio, di “Guida ai green jobs. Come l’ambiente sta cambiando il mondo del lavoro” (Edizioni ambiente).


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