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Quando l’ambiente entra in carcere

Attenzione per l’ambiente e finalità sociali: in Emilia-Romagna un importante progetto coniuga il riciclaggio dei Raee al reinserimento dei detenuti

Scritto da il 14 luglio 2014 alle 8:00 | 0 commenti

Quando l’ambiente entra in carcere

Circa 43 tonnellate di Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche) trattati nel 2013, con oltre 60 persone coinvolte dall’inizio dell’attività, di cui 22 assunte dalle cooperative sociali che gestiscono i tre laboratori attivi. Sono gli ultimi dati del progetto “Raee in carcere”, il cui obiettivo è promuovere l’inclusione socio-lavorativa di persone svantaggiate che stanno scontando una condanna o reduci dal carcere, per le quali si rende necessario un accompagnamento competente e in raccordo con il territorio, che ne favorisca il pieno rientro nella legalità e nella vita civile della comunità. Per questo, in collaborazione con le istituzioni, il progetto promuove il coinvolgimento attivo dell’economia sociale e l’alleanza con il sistema lavorativo territoriale, a sostegno della continuità delle iniziative e della valorizzazione dell’impegno sociale delle imprese.

Il progetto è operativo dal 2009 sul territorio di Bologna, Ferrara e Forlì-Cesena, dove oltre un quinto dei Raee raccolti dalla multiutility Hera viene trattato dai laboratori It2, Gulliver e Il germoglio, che aderiscono all’iniziativa. I rifiuti trattati nei laboratori sono quelli non pericolosi, ad uso domestico e/o professionale. Una volta separate, le diverse componenti vengono ritirate dai consorzi Raee e inviate a impianti specializzati per la valorizzazione/recupero delle materie prime. Le persone detenute, indicate dalle direzioni degli istituti penitenziari, sono occupate quotidianamente all’interno di laboratori: dopo una fase iniziale di formazione/tirocinio, i lavoratori vengono quindi assunti dalle cooperative sociali e adeguatamente retribuiti, anche con l’obiettivo di poter contribuire al mantenimento delle famiglie.
Le ricadute positive del progetto vanno valutate non solo in chiave sociale ma anche ambientale. Com’è noto, l’attività di riciclo dei rifiuti elettronici consente di recuperare preziose materie prime; nel caso specifico, si parla di circa 660 tonnellate di ferro, 10 di rame, 5 di alluminio, 25 di plastica, con un risparmio previsto di 2 GWh di energia elettrica.
La validità del progetto è stata riconosciuta anche a livello internazionale. Già scelto come finalista tra oltre 85 progetti presentati in Europa agli awards della European Week for Waste Reduction, “Raee in carcere” è stato premiato lo scorso 22 maggio dal comitato italiano promotore della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti: “un modello per la sua capacità di coniugare finalità sociali e attenzione all’ambiente”.


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L'autore

Stefania Marra

Stefania Marra, giornalista professionista dal 1994, è stata per circa dieci anni caporedattrice della rivista Modus vivendi. Dal 2005 gestisce il modulo pratico di giornalismo al Master di comunicazione ambientale (CTS/Facoltà di Scienze delle comunicazioni Università La Sapienza). Scrive soprattutto di storia sociale dell'alimentazione e di ambiente, settore per il quale ha ricevuto diversi premi giornalistici.


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