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20 anni di compostaggio in Italia | Tekneco

Tekneco #10 – Raccolta differenziata

20 anni di compostaggio in Italia

Più di 4 milioni di tonnellate di rifiuti umidi raccolti all’anno. Per un valore di 290 milioni di euro e quasi tremila lavoratori verdi

Scritto da il 12 marzo 2013 alle 8:30 | 1 commento

20 anni di compostaggio in Italia

C’è chi i propri rifiuti umidi non li butta affatto. Anzi, sia che abiti in città o che viva in campagna (certo in campagna è più facile), li trasforma in concime. Ne fa del compost. Ci sono strumenti artigianali, come una sorta di vasi, dove far “maturare” il materiale o compostiere più sofisticate nelle quali si possono introdurre persino rifiuti come pannolini biodegradabili e accelerarne il processo di decomposizione. Un po’ come facevano i nostri avi, quando non si buttava via niente perché tutto era comunque utile: i rifiuti alimentari finivano agli animali da cortile oppure finivano, appunto, a fare concime.

Non ripeteremo qui la solita solfa secondo cui i rifiuti non esistono ma è solo una questione culturale di come vediamo un prodotto, o il sua avanzo, alla fine di un ciclo. Il compost è la seconda vita dei rifiuti cosiddetti umidi. Ma se qualcuno si attrezza da sé per trasformarli, per molti non è ancora così semplice e, soprattutto in alcune realtà metropolitane, potrebbe essere più utile farlo in forme organizzate ed economicamente conveniente per la città stessa.

Prendiamo, per esempio, il caso di un’azienda come l’Acea Pinerolese Industriale Spa, una struttura multiutility che gestisce sul territorio numerosi servizi per comuni, aziende e cittadini, in particolare il trattamento dei rifiuti. Si tratta, è bene dirlo, di una società pubblica i cui azionisti sono 55 comuni a sud-ovest di Torino. Fra le sue attività, dicevamo, c’è quella dello smaltimento, anzi della trasformazione dei rifiuti: « il nostro impianto trasforma in biogas i rifiuti organici – spiega l’amministratore delegato Francesco Carcioffo –: quello che la natura fa nelle discariche a cielo aperto viene effettuato in 14 giorni grazie alla tecnologia. Il gas viene poi impiegato per produrre energia termica, che teleriscalda una parte di Pinerolo, ed elettrica, che viene immessa in rete. Infine produciamo, per chiudere il cerchio, compost pulito e immediatamente utilizzabile in campo agricolo».

L’esperienza nasce alla fine degli anni Novanta, quando la locale discarica era in esaurimento, così «ho inviato i miei collaboratori in giro per il mondo a caccia di modelli e tecnologie applicabili alla nostra realtà – continua Francesco Carcioffo –. Abbiamo individuato un metodo basato su dei batteri termofili in Finlandia e abbiamo acquistato quel brevetto. La fase di ricerca è cominciata allora perché il brevetto finlandese non era ancora applicabile a livello industriale. L’impianto è stato completato nel 2002 ma la fase di messa a punto dei processi e delle tecnologie ha richiesto circa tre anni di prove».

Oggi Acea Pinerolese conta 338 dipendenti e l’impianto tratta 50.000 tonnellate all’anno anche se nella provincia di Torino se ne raccolgono almeno il triplo, e le restanti 100.000 tonnellate vengono per ora trattate da altri due impianti tradizionali che producono compost in ambiente aerobico e che «hanno due problemi fondamentali: appestano l’aria come tutti gli impianti di questo tipo e producono un compost di bassa qualità e di diffi cile impiego. Specialmente a causa del problema del cattivo odore, entrambi gli impianti hanno un futuro incerto. Quindi è molto probabile, se non certo, che rimarranno altre 100.000 tonnellate da trattare e quindi ci amplieremo».

 

UN SETTORE IN CRESCITA

La storia di Acea Pinerolese è solo una delle tante che sarebbe possibile raccontare e che, in qualche modo, sono tutte contenute in quei 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti umidi che sono stati raccolti nel 2010, vale a dire il 36% della nostra raccolta differenziata (ben più di carta, vetro e plastica). Con un trend in costante crescita.

Lombardia e Veneto sono le Regioni in cui si recupera di più, in Campania si registra l’indice di crescita più alto. Per il 2011 si stima che il settore abbia trattato 4,5 milioni di tonnellate, raggiungendo il 40% delle raccolte differenziate italiane. Sono questi in estrema sintesi i numeri del settore del compostaggio, vale a dire il comparto industriale del recupero delle frazioni organiche, contenuti nel libro “Il compostaggio in Italia compie 20 anni”, scritto da Ilaria Pedrini e presentato dal Consorzio Italiano Compostatori (CIC).

Gli ultimi dati disponibili (cioè del 2010) attestano che la raccolta differenziata di umido (in gergo “FORSU”, frazioni organiche selezionate) e scarto verde che provengono da giardini e parchi rappresentano il primo settore di recupero materiale da rifiuti urbani in Italia, con appunto 4,2 milioni di tonnellate trattate, il 36% del totale della differenziata. Nel periodo 2009/2010 il quantitativo di rifiuti organici trattati è cresciuto di quasi 350mila tonnellate (+15%), mentre lo scarto verde è aumentato di circa 110mila tonnellate (+7%). Nel complesso le due frazioni sono cresciute di quasi il 12%.

Negli impianti di compostaggio vengono trattate diverse tipologie di rifiuti: frazione umida (45,8% del totale), verde (34,6%), fanghi (11,5%) e altri rifiuti dell’agroindustria (8,1%). La crescita di questo settore è principalmente legata alla diffusione delle raccolte differenziate: la Campania rappresenta la Regione in cui la raccolta dell’umido è cresciuta maggiormente (+87.500 tonnellate in un anno), mentre in Emilia Romagna si registra il maggior aumento della raccolta degli scarti verdi (+36.200 tonnellate in un anno).

Le Regioni che trattano maggior quantità di scarto umido e verde sono la Lombardia (879mila tonnellate), il Veneto (762mila tonnellate) e l’Emilia-Romagna (497mila) che da tempo hanno avviato questo tipo di raccolte differenziate. A livello di macro-aree si conferma, anche per il settore del compostaggio, un’Italia a due velocità con il Nord che tratta 2 milioni 750mila tonnellate di rifiuti, e il Centro (733mila) e il Sud (677mila) nettamente staccati, ma in costante crescita.

Dal 2000 in poi l’intercettazione della frazione compostabile (organico + verde) è sempre cresciuta passando da poco più di 1 milione di tonnellate del 2000, a quasi 3 milioni del 2007 fino a 4,2 del 2010. Eppure sono ancora ampi i margini di crescita per questo comparto e, proiettando nell’immediato futuro il trend di crescita degli ultimi 10 anni, si stima che nel 2020 si raccoglieranno oltre 6,5 milioni di tonnellate, pari a 109 kg pro capite (oggi siamo a circa 68 kg). Nel giro di quasi 20 anni (dal 1993 a oggi) in Italia si è sviluppato e consolidato un sistema industriale dedicato alla trasformazione dello scarto organico, che oggi conta 257 impianti di compostaggio operativi di cui 199 con una potenzialità superiore alle 1.000 tonnellate/anno. Gli impianti sono localizzati per il 65% al Nord, il 16% al Centro e per il 19% Sud.

 

UNA STORIA LUNGA 20 ANNI

«In 20 anni – racconta David Newman, direttore del CIC – sono state trattate circa 42 milioni di tonnellate di scarti organici (pari a quasi 1,5 volte la produzione italiana di rifiuti urbani in un anno). Per dare un’idea concreta, la raccolta differenziata e il compostaggio degli scarti umidi determinano ogni anno una riduzione della quantità di rifiuti in discarica pari a quella necessaria a riempire l’intero Colosseo di Roma (oppure 8 volte il Duomo di Milano)».

 

Tali attività di recupero consentono di risparmiare ogni anno emissioni per 250mila tonnellate di metano, equivalente a circa 5.000.000 ton di CO2. Il compost è il risultato di un processo biologico di trasformazione di scarti organici che riproduce ciò che avviene in natura Negli impianti di compostaggio vengono prodotti in un anno 1.400.000 tonnellate di fertilizzanti organici che hanno la funzione di migliorare la qualità del suolo consentendogli di ristabilire la propria fertilità. Più del 70% del compost di qualità viene impiegato in agricoltura, mentre il restante 30% è trasformato in prodotti per il giardinaggio e per opere di recupero paesaggistico.

L’utilizzo del compost, oltre a ridurre la quantità degli scarti da destinare a discarica o incenerimento, consente un minor impiego di fertilizzanti minerali, derivanti da risorse non rinnovabili. Il giro d’affari del settore oggi è quantifi cabile in 390 milioni di euro/anno con una forza lavoro di circa 2.500 lavoratori a cui va aggiunto un indotto di 500 addetti tra assistenza tecnica, agronomica e di laboratorio. Grazie al sistema di controllo della qualità istituito dal CIC, nel 2004 sui prodotti, nel 2008 sui manufatti compostabili e nel 2010 sulle raccolte stesse, il compostaggio è, tra le filiere, il sistema di gestione dei rifiuti con maggiori controlli e certificazioni.

 

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L'autore

Marco Gisotti

Direttore scientifico di Green factor, ha creato e dirige dal 2005 il Master in Comunicazione ambientale del Centro studi CTS con il Dipartimento di scienze della comunicazione della Sapienza di Roma e l’ENEA. È autore, con Tessa Gelisio, di “Guida ai green jobs. Come l’ambiente sta cambiando il mondo del lavoro” (Edizioni ambiente).


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