Cop 21
Cop 21: sul clima un accordo al ribasso
L'ultima bozza dell'accordo sul clima della Cop 21 non possiede strumenti operativi. Dopo quasi due decenni di discussioni sul clima siamo ancora alle "buone intenzioni"
Rinviata di un giorno la chiusura di Cop 21 aParigi. Altre 24 ore non per impedire al Pianeta di bollire,ma per non far fare una pessima figura alla politica mondiale. Questo è accaduto tra ieri e oggi, a Parigi, dove si è tentato un compromesso per evitare un nulla di fatto come nel 2009 a Copenhagen. Ma l’ultima bozza tradisce un accordo al ribasso che sposta il problema, non lo risolve, e vuole inserire tutti i paesi a tutti i costi. Si fissa l’obiettivo dei due gradi, per esempio, ma gli impegni volontari, meccanismo utilizzato per fare sedere al tavolo tutti i paesi, puntano diretti, secondo la comunità scientifica a 2,7° C al 2100. Altro che 1,5° C che pure sono citati nella bozza. Gli strumenti per limitare le emissioni in maniera coerente con gli obiettivi, semplicemente non ci sono. Ma c’è di più. La prima scadenza per la revisione degli impegni volontari è fissata al 2023. Tradotto: per i prossimi otto anni tutto andrà avanti come prima e chi voleva un segnale netto verso rinnovabili ed efficienza è servito. Per i prossimi anni tutto business as usual. Ossia tutto come ora. E c’è da scommettere che verranno spacciati come successi i primi e timidi risultati dell’efficienza energetica che sta marciano, lentamente, senza politiche precise. Come in Europa dove l’obiettivo per l’efficienza energetica non è, per la seconda volta, vincolante.
E le prime voci dalle Ong, non sono particolarmente tenere. «Il linguaggio della diplomazia piega quello della scienza», affermano nella notte senza mezzi termini da 350.org. «Da un lato abbiamo visto che le negoziazioni hanno deviato dall’agenda delle corporation fossili che avrebbero voluto proseguire come prima, ma dall’altro questo accordo porterebbe comunque a impatti catastrofici sul clima e sulle comunità locali», ha detto Suzanne Dhaliwal, direttore di UK Tar Sands Network. Ed è sul lungo periodo che la politica conta per mascherare come successo una vera e propria sconfitta. «Si tratta di un accordo che ha una validità di 85 anni e un tempo di verifica di dieci anni mi sembra adeguato», ha detto il ministro dell’Ambiente italiano Galletti. E la cosa più grave è che spariscono date e numeri. E così l’approccio scientifico alle politiche climatiche viene azzerato. Il picco delle emissioni dovrà essere “as soon as possible” ossia il più presto possibile, mentre le opzioni di taglio delle emissioni svaniscono nel nulla, nonostante fossero comprese, nei documenti precedenti, in una forchetta assai ampia: tra il 40 e il 95%. Altrettanto fumoso l’obiettivo emissioni zero per il quale non c’è più una data precisa ma potranno essere fissate nella seconda metà del secolo. Ossia tra il 2050 e il 2099.
E nella bozza non c’ò ancora un accordo sulla trasparenza delle verifiche. Ossia nonostante gli obiettivi di riduzione siano volontari, le nazioni non sono d’accordo su come verificare questi dati. In pratica è come se su una strada si mettesse un limite di 50 km/h con sotto scritto “volontari”, e si aggiungesse che esiste un autovelox, ma che non sarà erogata alcuna multa. E nonostante tutto ciò gli automobilisti protestassero.
Nulla sulle emissioni di aviazione e trasporti merci, mentre l’opzione più forte dice che gli stati dovranno incrementare i sink, ossia gli assorbitori di CO2. In pratica si dice: continuate a emettere come prima, ma usate le foreste per assorbire ciò che emettete. Un meccanismo che lascia ampi margini d’incertezza ma che soprattutto non muta il panorama energetico.
Insomma se l’accordo domani pomeriggio sarà questo, e non ho motivi di dubitare ciò visto che Cop 21 è già partita come un’anatra zoppa con gli obiettivi volontari e non vincolanti e a ogni bozza si è peggiorato, l’assise di Parigi avrà prodotto una polpetta avvelenata, per le generazioni future, impacchettata in una splendida confezione d’alta moda. La politica internazionale avrà fatto, quindi, una splendida operazione di marketing climatico.
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L'autore
Sergio Ferraris
Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983.
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