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Tekneco #16 - Nucleare

Nucleare senza casa

L'ISPRA ha pubblicato la guida tecnica con i 15 criteri per gestire le scorie radioattive

Scritto da il 11 agosto 2014 alle 8:00 | 0 commenti

Nucleare senza casa

Il problema è di quelli che scottano nel vero e proprio senso della parola: che fine far fare all’eredità del nostro nucleare e alle scorie radioattive prodotte ogni anno dagli usi non energetici, come quelli medicali, dell’atomo? Il problema, del quale si discute da decenni, non è più procrastinabile, anche perché i depositi provvisori sparsi per il Bel Paese nei quali ci sono 90mila metri cubi di rifiuti radioattivi, distribuiti in ben 23 siti, da smaltire, versano in condizioni sempre più precarie. In questo quadro si è fatto il primo passo avanti. È arrivata, finalmente, la Guida tecnica, realizzata dall’Ispra, che contiene i quindici criteri d’esclusione delle aree su cui potrà essere costruito il deposito all’interno di un Parco tecnologico, nella quale si afferma che l’opera non si potrà realizzare in aree vulcaniche attive o quiescenti, nelle località che si trovano a quote superiori ai 700 metri sul livello del mare o ad una distanza inferiore a cinque chilometri dalla costa. Sono escluse, inoltre, le aree a sismicità elevata, a rischio frane o inondazioni e le fasce fluviali, dove c’è una pendenza maggiore del 10%, escluse anche le aree naturali protette, che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati, quelle a distanza inferiore di un chilometro da autostrade e strade extraurbane principali e ferrovie. Oltre a questi criteri che consentono le aree potenzialmente idonee,  se ne aggiungono altri tredici per un’identificazione ancora più stringente rispetto alle raccomandazioni degli organismi internazionali. «I dati tecnici – spiegano dall‘Ispra – contribuiscono a definire la documentazione da allegare all’istanza per il rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione del deposito, così come previsto dalla Direttiva europea 2011/70 Euratom, recepita recentemente dall’Italia. Nel documento sono riportati i requisiti fondamentali e gli elementi di valutazione che devono essere tenuti in conto da parte della Sogin, (la società di Stato che si occupa della gestione dei rifiuti radioattivi. N.d.R.), nel processo di localizzazione del deposito nazionale, dalla definizione della proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee sino all’individuazione del sito idoneo». Oggi, anche con questo documento, si punta alla massima trasparenza nei confronti delle popolazioni, per evitare il ripetersi del caos di Scanzano Jonico, che fu indicato come sito per il deposito nel 2003 dal Governo Berlusconi, per fare poi marcia indietro sotto la spinta della protesta. E i tempi di realizzazione del deposito nazionale sono comunque stretti. Oltre alle precarie condizioni dei siti di stoccaggio provvisori, infatti, tra il 2019 e il 2025 è previsto il rientro delle scorie radioattive che sono state inviate a Sellafield in Inghilterra e a La Hague in Francia, dove il materiale è trattato per prepararlo allo stoccaggio definitivo. L’Inghilterra potrebbe procrastinare i tempi, in cambio di salate penali, ma non la Francia, poiché la legge francese prevede che le scorie radioattive estere possano sostare sul territorio solo per il tempo strettamente necessario al trattamento di vetrificazione.

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L'autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983.


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