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tecnologia e sostenibilità

Biotecnologie, futuro per energia e chimica verde

Dal rapporto Assobiotec-EY, il settore in Italia è in contrazione, ma è attivo. Cresce l'interesse dell'Europa e il ruolo delle bioenergie

Scritto da il 18 marzo 2014 alle 8:30 | 2 Commenti

Biotecnologie, futuro per energia e chimica verde

Photo: gemmerich


Il settore delle biotecnologie in Italia è vitale, anche se leggermente in contrazione. Parliamo di un ambito che ha fatturato nel 2013 più di 7 miliardi di euro di fatturato, un miliardo e mezzo di euro di investimenti in ricerca e sviluppo e conta 422 imprese. È quanto emerge dal quadro tracciato dal Rapporto “Biotecnologie in Italia 2014”, realizzato da Assobiotec ed EY in collaborazione con Farmindustria e l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Ma cosa significa biotecnologie e che comparti comprende? La parola “biotecnologia” si riferisce all’integrazione delle scienze naturali, di organismi, cellule, loro parti o analoghi molecolari, nei processi industriali per la produzione di beni e servizi (definizione del European Federation of Biotechnology, EFB). In pratica, la biotecnologia consiste nella decifrazione e nell’utilizzo pratico delle conoscenze biologiche. Comprende le biotecnologie rosse (salute umana), verdi (agricoltura) e bianche (chimica, carta, tessile e dell’energia).

I risultati del rapporto evidenziano alcuni segnali che destano preoccupazione, a partire dalla riduzione del numero complessivo di aziende (-1,8% 2013 rispetto al 2012), degli addetti in R&S (-1,5% 2013 rispetto al 2012) a fronte di un fatturato stabile (0% 2013 rispetto al 2012). Anche gli investimenti in R&S vedono tuttavia penalizzate le “pure biotech italiane” che hanno lievemente ridotto il proprio contributo (-1,1% 2013 rispetto al 2012), nonostante la crescita complessiva (1 miliardo e 517 miliardi di euro, pari a +1% nel 2013 rispetto al 2012).”

Cifre a parte, il ruolo di protagonista della biotecnologia italiana è assodato: il nostro Paese è terzo in Europa (dietro a Germania e Regno Unito) come numero di imprese pure biotech. Il comparto più importante è quello della salute umana con 241 aziende su 422 (il 57% del totale). Quelle relative al reparto white, che comprende le bioenergie, ne conta 69. Ma su quest’ultimo settore è bene concentrare l’attenzione in quanto, come affermava solo qualche anno fa il Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie “Gruppo di lavoro sulle Biotecnologie Bianche” esse promettono di rivoluzionare l’intera industria manifatturiera.

La biotecnologia bianca, segnala il rapporto Assobiotec ed EY, offre anche nuove possibilità per l’industria chimica, consentendo un facile accesso a componenti e materiali non facilmente accessibili prima e un notevole impatto nella produzione di biocarburanti e biopolimeri, utilizzando biomassa come alternativa alle risorse fossili. L’Unione europea ha già indicato le bioraffinerie come modelli di innovazione sostenibile e l’Italia ha recentemente adottato un normativa specifica per facilitare e velocizzare l’autorizzazione alla realizzazione di tali strutture.

E a proposito di investimenti, a livello europeo c’è forte interesse sulle biotecnologie: lo testimoniano, per esempio, i 13 miliardi di euro di finanziamenti assegnato per le priorità industriali e altri 22 miliardi stanziati nel Innovation Investment Package (IIP) approvati dalla Commissione Europea, gli Stati membri e l’industria europea. Una buona fetta di questa somma andrà a bioenergie e biochimica, dato che la loro crescita in termini di quota di mercato è stimata tra il 12% e il 20% nei prossimi due anni. Inoltre il comparto “energia e ambiente” risulta essere già la quarta voce di investimenti europei in termini di venture capital, con una quota pari a circa il 12% del totale.


Commenti

Ci sono 2 commenti.

  • andrea
    scrive il 28 maggio 2014 alle ore 20:07

    Lasciate perdere biotecnologie e biologia...siamo tutti disoccupati Non esiste in italia la biotecnologia..e non esistono biotecnologie che lavorano nell energia rinnovabile

  • Franco Schiavo
    scrive il 17 aprile 2016 alle ore 10:23

    Caro Andrea, le biotecnologie sono una realtà. Pensa al boom dei sacchetti di plastica biodegradabili. Continuando la ricerca si potrà arrivare a riciclare prodotti di varia nastura con la ù creazione di moltissimi posti di lavoro. Ricirdati che se, si capirà che le somme investite nella ricerca, specialmente nello sfruttamento di nuove forme di energie a basso impatto ambientale, il futuro dei giovani sarà meno buio sia dal punto di vista lavorativo che della salute dell'ambiente. Auguri. .

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L'autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.


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