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Fotovoltaico

Il sole problematico

Il 2011 ha visto una vera e propria “corsa” all’allaccio con una potenza installata senza precedenti. Quali le prospettive future per il settore?

Scritto da il 28 maggio 2012 alle 7:29 | 0 commenti

Il sole problematico

Photo: Un campo fotovoltaico sperimentale dei laboratori Sandia. Foto: Randy Montoya


Boom o bolla speculativa. Questa potrebbe essere la domanda da porsi di fronte ai dati 2011 del fotovoltaico italiano che ha visto una vera e propria “corsa” all’allaccio con una potenza installata senza precedenti. I numeri sono impressionanti. A fine 2011, infatti, erano oltre 330 mila gli impianti installati per 12,8 GWp di capacità cumulata, dei quali ben 9 GWp di nuova capacità connessa nell’anno appena trascorso, contro gli 8 GWp di fotovoltaico previsti al 2020 del Piano d’azione nazionale per l’energie rinnovabili (Pan) consegnato a Bruxelles a metà anno.

Dati a parte, però, è necessario ragionare a fondo su questo fenomeno perché in realtà è il prodotto non tanto di un improvviso quanto benefico sviluppo del settore in termini lineari, ma piuttosto il risultato di un continuo stop and go sul fronte normativo e degli incentivi, confusione che ha reso il mercato, secondo molti analisti, instabile e soggetto a cambiamenti repentini.

Il Decreto “Salva Alcoa” che da solo ha prodotto 3,7 GWp d’installazioni, la repentina sostituzione del Terzo Conto Energia con il Quarto nel giro di pochi mesi – caso abbastanza unico in Europa – hanno creato un quadro d’incertezza che ha sconvolto il mercato del fotovoltaico, favorendo le incongruità e innescando la corsa all’installazione, portando a questo risultato, numericamente rilevante, ma in uno scenario d’incertezze di mercato che non permette alle aziende di crescere con la tranquillità necessaria. E in questo quadro di riferimento, infine, appaiono più che credibili gli obiettivi delle modifiche del Pan che fissano un target di 16 GWp entro il 2016, stima in realtà prudenziale, perché non sono pochi gli analisti che danno come ragionevole uno sviluppo di 2,5 GWp l’anno per i prossimi cinque anni.

Produzione problematica

Grande espansione nel 2011 quindi, ma non senza problemi. Verso la fine del 2011, infatti, si sono presentate diverse problematicità nel settore fotovoltaico specialmente sul lato produzione.

Il forte surplus produttivo e il crollo verticale dei prezzi sicuramente saranno due fatti che ci accompagneranno per tutto il 2012 con effetti che già sono evidenti. Molti operatori asiatici stanno subendo contrazioni di fatturato e alcuni persino delle perdite, mentre grandi nomi sia statunitensi, sia europei hanno aperto procedure d’insolvenza. La produzione di celle fotovoltaiche nel 2011 è oscillata tra i 28 e i 35 GWp, un incremento del 37% rispetto al 2010. Al 2015 la stima è che si arrivi a 113 GWp di capacità produttiva, con la Cina che in pole position toccherebbe il 50.7%, seguita da Taiwan con il 15,2%, l’Europa con il 7,6% e il Giappone con il 6,3%.

Ma è necessario prestare attenzione al fatto che le celle fotovoltaiche non sono l’unico elemento che concorre a realizzarne la catena del valore, poiché per l’industria fotovoltaica sono importanti sia la parte a monte della filiera, sia quella a valle. Sotto a questo profilo è indicativa l’esperienza tedesca nella quale a fronte dell’importazione del 66% delle celle si registra un 60% del valore aggiunto degli impianti che rimane in Germania. «La nostra risposta al mercato che diventa più problematico si chiama innovazione. – ci dice Carmine Dimasi, amministratore e fondatore di EOSolare azienda attiva nel solare fotovoltaico e termico dal 1998, con sede in provincia di Matera – Stiamo puntando sia sull’integrazione architettonica totale, sia sui pannelli fotovoltaici classici, sia sui sistemi ibridi che uniscono il fotovoltaico e il termico, grazie alla collaborazione di molteplici aziende italiane . In questa maniera abbiamo messo a punto sistemi per rispondere al Titolo terzo del Quarto Conto Energia. L’innovazione è la chiave per riuscire a battere la forte concorrenza da parte delle aziende asiatiche, in un mercato dove è il prezzo a farla da padrone e nel quale a nulla sono serviti gli incentivi per il “Made in Europe” visto che le imprese extra Ue sono riuscite trovare degli escamotage per scavalcare questo aspetto del Conto Energia. Dal nuovo pannello ibrido ci aspettiamo parecchio. I test di mercato che abbiamo fatto hanno avuto risposte molto incoraggianti, con oltre 600 richieste d’informazione.

Del resto il prodotto godrà dell’incentivo più alto per il fotovoltaico, 0,418 euro per kWh prodotto, godrà della detraibilità del 55% dell’Irpef e dovrebbe avere l’accessibilità al Conto Energia Termico quando quest’incentivazione andrà a regime.

Il tutto a un costo indicativo di 12.000 euro più Iva per 3 kWp fotovoltaici, inverter, gruppo di svuotamento e set di montaggio compresi. Inoltre sul fotovoltaico tradizionale abbiamo dovuto adeguarci alla diminuzione dei prezzi che si sono quasi dimezzati ora siamo al di sotto dell’euro per Wp, sia per il policristallino, sia per il monocristallino. Il mercato, inoltre, è cambiato a livello strutturale e si sta andando, per quanto ci riguarda, più sui piccoli impianti che sulle coperture industriali perché l’investimento iniziale su queste soluzioni è alto e non è sostenibile in molti casi visto il momento di crisi.

E se a tutto ciò aggiungiamo i ritardi con i quali il Gse paga gli incentivi, che in alcuni casi arrivano a sei mesi e più creando problemi ai flussi di cassa, ci si può rendere conto di quanto sia grave la stretta di liquidità».

Cristallino superstar

Il silicio cristallino, oggi, possiede ancora l’80% del mercato all’interno di questa tecnologia sono le celle policristalline a fare la parte del leone con un buon 50% di percentuale.

Per quanto riguarda la produzione del silicio di grado solare oggi siamo distanti anni luce dalla situazione di alcuni anni fa quando a causa dello shortage e della forte richiesta si era toccato il picco di 500 dollari al kg nel 2008, dinamica che aveva viso un brusco calo già alla fine del 2009 con 55 dollari al kg, prezzo che è ancora sceso a dicembre 2011 toccando i 30 dollari al kg. Si tratta di un prezzo che potrebbe subire qualche modesto ritocco all’insù vista la situazione in trasformazione della realtà produttiva del silicio di grado solare in Cina.

A inizio del 2011, infatti, il Governo cinese ha irrigidito le norme per la produzione del silicio policristallino e le fabbriche devono essere in grado di raggiungere degli standard industriali, ambientali finanziari e produttivi ben precisi. Pena la chiusura. Il consumo energetico massimo per la produzione di un chilogrammo di silicio policristallino, per esempio, è stato fissato, alla fine del 2011, a 60 kWh. Ma non si punta solo all’efficienza produttiva per ridurre i costi.

Molti produttori puntano anche sulla riduzione della quantità di silicio nelle celle passando dai 7-8 grammi per Wp a 5-6 grammi, oppure investendo sulla produzione di pannelli thin film. Su questa tecnologia puntano centinaia di aziende nel mondo e la produzione che utilizza questa tecnologia è passata da stabilimenti della taglia media di 100 MWp l’anno degli anni passati a quelli odierni della capacità sempre più spesso di oltre 1 GWp l’anno.

E proprio sul thin film, in Italia, punta il gruppo Moncada che ha recentemente annunciato la piena produttività per le sue due linee di produzione, della capacità totale di 100 MWp, realizzate con un investimento di 100 milioni di euro e un punto di break even stimato in cinque anni, localizzate nello stabilimento siciliano di Campofranco nella provincia di Caltanissetta. «Si tratta di un risultato che ha tre valenze. – afferma Salvatore Moncada, presidente di Moncada Energy Group – La prima è quella di aver portato in Italia una tecnologia produttiva d’avanguardia, la seconda è quella di aver concentrato know how nel nostro paese, mentre la terza è quella di essere riusciti ad abbassare il costo alla produzione del watt di picco a 45 centesimi di euro». I pannelli prodotti nelle due linee non sono destinati alla commercializzazione ma saranno utilizzati per la realizzazione dei campi fotovoltaici che l’azienda ha in progetto in Italia, in Bulgaria, in Romania, in USA, in Malesia e in Sud Africa.

Aspettando la Grid Parity

«Bisogna sfruttare al massimo le opportunità che il sistema delle incentivazioni ci riserva oggi per arrivare alla Grid Parity con prodotti e tecnologie innovative e a prezzi bassi – ci dice Luca Bernardini, Responsabile della Divisione b.Power di Baraclit, azienda italiana attiva nel settore dei prefabbricati in cemento ad uso industriale e commerciale. – Per questo motivo abbiamo firmato un accordo con United Solar Ovonic, leader nella produzione di laminati fotovoltaici flessibili, per solarizzare l’enorme patrimonio di edifici Baraclit preesistenti che avevamo costruito con il sistema di “copertura piana”. Potremo così adottare la tecnologia in tripla giunzione silicio amorfo di Unisolar per la valorizzazione e il rifacimento delle vecchie coperture in cemento-amianto offrendo soluzioni allineate ai requisiti del Titolo III del IV Conto Energia “Impianti Fotovoltaici Integrati con Caratteristiche Innovative”. Le esigenze dei tetti prefabbricati più datati, come limiti sul carico statico, profilo curvilineo quasi piano, necessità di bonifica e riqualificazione integrale del manto, trovano perfetta soddisfazione nei laminati fotovoltaici Unisolar in termini di leggerezza, flessibilità, maggior resa alle basse pendenze e una vera integrazione con il nuovo manto di copertura che non altera né l’estetica, né la funzionalità del tetto».

Per quanto riguarda le tecnologie utilizzate in un prossimo futuro nel fotovoltaico la più diffusa per i prossimi dieci anni continuerà a essere il silicio cristallino, ma il settore potrebbe presentare anche più di una sorpresa con alternative efficienti ed economiche quali i film sottili CIGS, oppure, in futuro un poco più lontano visto che siamo a livello di ricerca applicata sull’industrializzazione del prodotto, il solare fotovoltaico organico che potrebbe aprire una serie di applicazioni finora inedite, come quelle delle facciate fotovoltaiche semitrasparenti degli edifici, tecnologia nella quale l’Italia è a buon punto visto che al Chose, il Polo Solare Organico della Regione Lazio sono a buon punto per quanto riguarda la preindustrializzazione di queste celle.

 


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L'autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983.


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