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Il solare termodinamico va in aiuto al Nordafrica | Tekneco

Fonti rinnovabili

Il solare termodinamico va in aiuto al Nordafrica

L’accordo tra Dii e Res4Med punta allo sviluppo del solare per il fabbisogno crescente energetico dell’area. L’Italia gioca un ruolo importante

Scritto da il 16 novembre 2012 alle 8:35 | 1 commento

Il solare termodinamico va in aiuto al Nordafrica

Photo: langalex


Il solare termodinamico può contribuire in maniera significativa a soddisfare il crescente fabbisogno energetico nei Paesi del Sud del Mediterraneo dove nei prossimi 20 anni l’aumento di capacità elettrica richiesto a fronte dell’incremento della popolazione di 80 milioni di persone renderà necessari investimenti per 120-160 miliardi di euro per le sole centrali solari, oltre che eoliche.

Ecco che l’accordo siglato tra il consorzio Desertec Industrial Initiative (Dii) e dell’associazione Renewable Energy Solutions for the Mediterranean (Res4Med) s’innesta proprio su questa volontà di sviluppo delle rinnovabili nell’area mediterranea.

Sono entrambe realtà tanto recenti quanto importanti dato che il Dii conta 57 soci e partner in 16 Paesi (tra cui Enel Green Power, Terna, Unicredit, Intesa e Italgen-Italcementi) che puntano a creare entro il 2050 un mercato di scala industriale per le rinnovabili nelle regioni desertiche del Sud Mediterraneo e del Medio Oriente. Analoghe finalità di sviluppo le porta avanti da circa un anno Res4Med, associazione creata sempre da Egp, oltre che da Edison, Cesi, Gse, Pwc, Terna Plus e Politecnico di Milano.

Il fiore all’occhiello del consorzio Dii è il progetto per creare una centrale Csp da 500 MW. Un progetto monstre per il quale di recente ci sono sì stati abbandoni (Bosch e Siemens, oltre alla mancata firma della Spagna al primo accordo commerciale) ma altrettanti attestati di forte interesse (la Cina, attraverso la propria azienda energetica statale) e che conferma ancora una volta le potenzialità del solare termodinamico a livello globale e italiano.

Stando al Rapporto sulla green economy della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed Enea, il Csp è arrivato, a fine 2011, a 1,8 GW di potenza totale installata registrando, dopo il fotovoltaico, il più elevato tasso di crescita delle installazioni annue (+35%).

Per quanto riguarda l’Italia, conta su una fiorente industria e su prospettive incoraggianti: si pensi alla sigla della “Carta del Sole”, accordo per la creazione di una rete industriale e di nuove centrali in Sicilia o, in Sardegna, l’intenzione da parte del Gruppo Fintel Energia di realizzare due impianti da 50 MW e da 30 MW. Non solo: proprio in questi giorni il gruppo giapponese Chiyoda ha acquisito il 15% delle azioni dell’italiana Archimede Solar Energy, portando così avanti una collaborazione che punta alle opportunità nel settore del solare termodinamico in Medio Oriente e in Nord Africa.


Commenti

È stato inserito 1 commento.

  • Ass. Intercomunale Lucania
    scrive il 23 maggio 2014 alle ore 14:16

    Il solare termodinamico, molto spesso affiancato con centrali termoelettriche a gas metano come previsto nella Regione Basilicata, rappresenterebbe in Italia, con molta probabilità di non sbagliare, una pura speculazione. Non risolve il problema energetico, ma devasta interi territori. L'Italia non è l'Arabia Saudita, non presenta aree desertiche quali uniche possibili aree che consentono una razionale collocazione di tali impianti nel rispetto dell'Ambiente, del Paesaggio e del Suolo agricolo. Per la Basilicata è previsto un impianto della potenza elettrica di 50 MW con l'occupazione di oltre 226 ettari (2.260.000 metri quadri) di terreni fertili ed irrigui. L'ara di impronta dell'impianto occuperebbe ben 15 pozzi artesiani dei 19 previsti nell'area circostante. Pensare all'Italia per acquisire competenze sul "solare termodinamico" ed esportarle nei paesi arabici, come sostiene l'ANEST, non rappresenterebbe un modo sensato di affrontare il problema energetico. Sembra invece un modo attento e preciso per fare affari a discapito di interi territori con tecnologie devastanti per un'area agricola. Impianti chiamati "solari termodinamici" pur non essendo "termodinamici puri" poiché ricorrono anche alla combustione di ingenti quantità di gas metano (con emissioni in atmosfera di inquinanti) per assicurarne un funzionamento in continuità e sicurezza. L'aggravante, nella Regione Basilicata, è rappresentato dall'uso di decine di migliaia di metri cubi di olio diatermico ad altissimo impatto ambientale con potenziali rischi in caso di sversamenti al Suolo e non solo. L' impianto, nella regione Basilicata, è soggetto alle Direttive Seveso per essere classificata con attività a rischio in incidente rilevante, ma ovviamente c'è chi sostiene che l'attività industriale è sicura. Peccato però che non si conoscono attività industriali immune da possibili guasti ed avarie nel processo industriale con conseguenze tutt'altro che rassicuranti. Un impianto solare a tecnologia fotovoltaica trasforma energia solare in energia elettrica in modo pulito, mentre un impianto solare a tecnologia termodinamica che ricorre all'uso degli olii diatermici e alla combustione ausiliaria di gas metano, trasforma energia solare in energia termica e quindi in energia elettrica in modo tutt'altro che interamente pulito. Presenta infatti emissioni in atmosfera di benzene, fenolo, ossidi di azoto .... E' pulito tutto ciò? Non mi pare. Gli impianti interamente rinnovabili sono un'altra cosa e il modo per affrontare il problema energetico (risparmio di energia, efficienza energetica, impianti alimentati da fonte rinnovabile prevalentemente concepiti per l'autoconsumo) viaggia su un binario differente da quello delineato dagli impianti "solari termodinamici" che farebbero meglio a definirli, quando ibridi come per la regione Basilicata, con la dizione di centrali termoelettriche ibride alimentate da fonte rinnovabile solare e da fonte fossile (quindi non rinnovabile) qual è il GAS metano.

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L'autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.


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