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Desertec, un grande progetto in difficoltà | Tekneco

Concetrated solar power

Desertec, un grande progetto in difficoltà

L’iniziativa, che promette di trasportare in Europa l’energia prodotta dagli impianti nel Sahara, ha visto il defilarsi di alcuni importanti operatori

Scritto da il 04 marzo 2013 alle 8:30 | 2 Commenti

Desertec, un grande progetto in difficoltà

Desertec è, probabilmente, il progetto energetico più noto del Pianeta. D’altronde, l’idea di sfruttare i vasti e disabitati spazi desertici dell’Africa sahariana per produrre elettricità da convogliare poi verso l’Europa, sembra a prima vista la classica idea win-win: le popolazioni locali potrebbero contare su investimenti e ricadute miliardarie per le proprie economia, mentre i Paesi europei potrebbero avere quantitativi di energia pulita (in buona parte non intermittente) difficilmente producibili sul suolo del Vecchio Continente.

Secondo le previsioni della fondazione che sostiene il mega progetto Desertec, entro il 2050 l’energia solare dal Sahara settentrionale potrebbe soddisfare circa il 15/20% del fabbisogno europeo di energia elettrica e una proporzione significativa della domanda di elettricità locale nei paesi del Nord Africa.

La tecnologia produttiva principale del progetto nordafricano è il solare a concentrazione (il cosiddetto Concetrated solar power, Csp) che, a differenza del fotovoltaico, può garantire una produzione elettrica per 24 ore al giorno: questi impianti di grandi dimensioni usano gli specchi per concentrare la luce solare, così da produrre calore che viene utilizzato per generare vapore che, a sua volta, può così azionare turbine e generatori elettrici. Molte altre fonti, comunque, sono previste nel progetto, tra cui eolico e solare, mentre le reti di nuova generazione sono chiamate a giocare un ruolo decisivo per la trasmissione a lunga distanza dell’elettricità prodotta.

Nel 2012, però, che sarebbe dovuto essere un anno decisivo per lo sviluppo di Desertec, il progetto ha invece mostrato segni di difficoltà, con l’abbandono dei gruppi industriali Bosch e Siemens. A pesare sono le difficoltà finanziarie, che rendono difficile l’investimento in un’operazione come Desertec, che chiaramente può garantire ritorni finanziari solo a lunghissimo termine.

Anche l’onda lunga di instabilità provocata dalla Primavera Araba non aiuta certo un’iniziativa di questo tipo, che ha fortissimo bisogno di sostegno politico. Sostegno che ha negato la Spagna, che per ragioni tecniche ed economiche ha rinviato la firma del protocollo che avrebbe dovuto dare il via libera all’assorbimento dell’elettricità prodotta dalla prima centrale operativa del progetto, un impianto termodinamico realizzato in Marocco. Un ulteriore colpo a Desertec è stato assestato a Desertec dall’Ue, che ha tagliato il budget previsto per il finanziamento delle infrastrutture di rete.


Commenti

Ci sono 2 commenti.

  • Baraldi Geom. Felice
    scrive il 08 marzo 2013 alle ore 17:52

    Interessato alle nuove tecnologie ecosostenibili, gradirei essere ulteriormente documentato, vorrei un contatto (Mail) del progetto "Desertec",chi lo gestisce..?? forse la comunita' europea..?? Cordiali saluti....baralkrup@libero.it....0039-329.6420641

  • Gianluigi Torchiani
    scrive il 08 marzo 2013 alle ore 18:20

    Buon Pomeriggio, dietro Desertec c'è la Desertec industrial initiative (dii), che a sua volte ricomprende diversi attori, tra cui molte imprese tedesche ma anche italiane. Sul sito ufficiale (http://www.dii-eumena.com/) può trovare tantissime informazioni.

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L'autore

Gianluigi Torchiani

Giornalista classe 1981, cagliaritano doc ormai trapiantato a Milano dal 2006. Da diversi anni si interessa del mondo dell’energia e dell'ambiente, con un particolare focus sulle fonti rinnovabili


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