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L’isolamento diventa high tech | Tekneco

Tekneco #12 – Materiali isolanti

L’isolamento diventa high tech

Il futuro delle ristrutturazioni passerà per l’innovazione degli isolanti. Una rivoluzione del mercato che è già cominciata e in modo radicale

Scritto da il 08 agosto 2013 alle 8:30 | 0 commenti

L’isolamento diventa high tech

Il settore dell’isolamento è uno di quelli che in edilizia sta sviluppando la maggiore innovazione, anche con i materiali, perché la richiesta di isolanti sempre più performanti sarà, con ogni probabilità, in crescita. Gli isolanti, infatti, saranno essenziali nelle nuove costruzioni, poiché richieste di mercato e regolamenti edilizi spingeranno a sempre maggiori prestazioni degli immobili, ma anche perché giocano un ruolo fondamentale nelle ristrutturazioni edilizie di un patrimonio immobiliare come quello italiano che è in larghissima parte un vero e proprio colabrodo energetico.

A ciò bisogna aggiungere che la sempre più serrata concorrenza sta spingendo le aziende a migliorare i prodotti anche dal punto di vista della gestione in cantiere, puntando a una maggiore semplicità nella posa in opera, cosa che si traduce in una diminuzione dei tempi e quindi in una maggiore economicità complessiva.

Tralasciando i materiali isolanti cosiddetti tradizionali di origine naturale oppure a base sintetica vogliamo qui segnalare alcuni prodotti che si stanno distinguendo per caratteristiche altamente innovative e che di sicuro avranno un ruolo rilevante nelle realizzazioni future.

L’isolante a base di Aerogel unisce delle ottime caratteristiche fisiche – è solido – alla leggerezza ed è costituito da un gel, nel quale un gas prende il posto del liquido. L’Aerogel possiede una quantità d’aria che può arrivare al 99%, caratteristica che garantisce un valore di conducibilità termica molto basso. Si tratta di un materiale che può essere utilizzato sia in esterno, sia negli interni e la cui posa è molto semplificata.

Visto il suo spessore sottile, l’isolante a base di Aerogel offre ottime prestazioni già a partire dai dieci millimetri, questo materiale trova un suo terreno d’elezione per gli impieghi in interni poiché consente di efficientare edifici sui quali non è possibile la realizzazione di cappotti esterni, per vincoli o difficoltà oggettive, evitando perdite importanti di superfici utili.

Altra soluzione innovativa è quella degli isolanti sottili multiriflettenti, che sono realizzati sovrapponendo film metallici, come quelli d’alluminio, con strati di isolanti, contenenti aria, che possono essere di diversa natura e origine, a seconda del risultato che si vuole ottenere e del livello di sostenibilità generale. La loro caratteristica principale è quella di limitare il trasferimento energetico sopratutto per irraggiamento, anche se non sono da sottovalutare le caratteristiche di questi materiali sul fronte della conduzione e del cambio di stato. Gli isolanti multiriflettenti sono disponibili con uno spessore massimo di 30 millimetri e sono forniti in rotoli.

Principio completamente diverso è quello dei pannelli isolanti a vuoto dove l’aria racchiusa tra i materiali è sostituita dal vuoto, abbassando in maniera notevole la capacità conduttiva dei materiali. Questi pannelli, Vacuum Insulation Panel (Vip), nascono da esigenze particolari, come quelle legate all’industria frigorifera, e possiedono una conducibilità termica fino a dieci volte inferiore rispetto ai materiali tradizionali con spessori molto ridotti.

Si tratta di pannelli che devono essere realizzati su misura e per i quali bisogna prestare molta cura durante la fase di posa, poiché il pannello è racchiuso in un film d’alluminio che ne garantisce la tenuta ermetica. Il costo è decisamente elevato, ragione per la quale questo tipo d’isolante viene utilizzato dove effettivamente non sia possibile ottenere performance analoghe con altri sistemi.

Infine, abbiamo i materiali tra i più innovativi che a un comportamento di tipo “passivo” come quello degli isolanti, ne uniscono uno “attivo” dovuto al cambiamento di fase. Si tratta di materiali che possono accumulare e rilasciare una notevole quantità di calore a una temperatura fissa che è poi quella del cambiamento di fase da liquido a solido. I Pcm (Phase Change Material) accumulano il calore latente e sfruttano la transazione di fase per incamerare energia, mantenendo inalterata la propria temperatura, che è di circa 25 °C, molto vicina a quella del punto di comfort del corpo umano. In pratica i Pcm sottraggono calore all’ambiente quando la temperatura sale e la restituiscono quando questa scende. Si tratta, quindi, di materiali termoregolanti che sono in grado di assorbire le fluttuazioni giornaliere, riducendo i picchi della temperatura interna.

Trattandosi di sostanze che devono essere inserite all’interno dei materiali utilizzati in edilizia dovrebbero trovare in futuro un’ampia gamma di modalità d’utilizzo, e quelle che si stanno sperimentando sono quelle nel calcestruzzo, nel cartongesso, negli intonaci, nel vetro e nel plexiglass, nonché in accoppiata con materiali isolanti più tradizionali. Le sostanze per ora utilizzate sono composti organici, come le paraffine e gli idrocarburi e quelli inorganici come i sali idrati, mentre i processi di contenimento sono il micro e macro incapsulamento e l’immersione in matrici porose.

Innovare la tradizione

Anche i prodotti tradizionali possono comportare delle innovazioni che ne aumentano le prestazioni sia energetiche, sia d’utilizzo. É il caso del nuovo pannello isolante rigido in lana di roccia non rivestito a doppia densità, Durock Energy, proposto di recente da Rockwool, che oltre ad avere un ottimo comportamento sul fronte dell’isolamento unisce un’eccellente resistenza alla compressione, è calpestabile, offre buone prestazioni sul fronte dell’isolamento acustico ed è ignifugo. Si tratta di un prodotto che è stato studiato per essere applicato su coperture inclinate e piane.

La combinazione di conducibilità termica e alta densità offre un valore ? migliorato, pari a 0,037 W/mK ed é permeabile al vapore, con un valore di µ pari a 1, cosa che consente la realizzazione di pacchetti di chiusura “traspiranti”. Il pallet usato per il trasporto è realizzato con il pannello stesso utilizzato come elemento di supporto, cosa che consente la riciclabilità del pallet stesso utilizzandolo come materiale di recupero direttamente in cantiere.

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L'autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983.


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