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Un decalogo per lo sviluppo delle fonti pulite

Meno burocrazia e più sostegno al termico: ecco le richieste che arrivano dall’assemblea programmatica degli Stati Generali della Green Economy

Scritto da il 19 settembre 2012 alle 8:40 | 0 commenti

Un decalogo per lo sviluppo delle fonti pulite

Se il Paese sosterrà in maniera adeguata le fonti rinnovabili, al 2020 la quota di consumi energetici soddisfatta dalle rinnovabili sarà superiore all’obiettivo nazionale del 17% fissato dai target Ue, e potrebbe arrivare al 30% al 2030. Questo lo scenario tracciato nel corso della sesta Assemblea Programmatica in preparazione degli Stati Generali della Green Economy, che si svolgeranno a Rimini il 7-8 Novembre prossimo, nell’ambito di Ecomondo.

Dall’appuntamento, che pure ha promosso la bozza di strategia energetica nazionale, è stato elaborato un vero e proprio decalogo di misure necessarie per sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia: uno dei punti principali è rappresentato dalla semplificazione delle procedure e dalla riduzione degli oneri burocratici.

Infatti le rinnovabili, almeno nel caso di alcune tecnologie, scontano in Italia costi più alti della media europea: ad esempio nel 2011 i costi del fotovoltaico sono stati superiori di oltre il 10%, quelli dell’eolico on-shore del 20-30%.

Un’altra richiesta è quella di varare una politica di sostegno agli investimenti attraverso un sistema di incentivi, differenziato per ciascuna fonte, da modulare al ribasso in relazione alla riduzione dei costi di produzione, nonchè da integrare progressivamente con nuovi strumenti, nell’ottica di alleggerire il peso sulla bolletta e accompagnare le rinnovabili verso la competitività.

Importante sarà anche il varo di un’azione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche, ad oggi troppo poco sfruttate. Il loro sviluppo consentirebbe al 2020 di creare 130.000 nuovi posti di lavoro e ridurre di altri 5 milioni di mc l’importazione di gas naturale. Dando ormai per scontata la prossima emanazione del Conto termico, gli Stati generali della green economy richiedono l’adozione di una “normativa quadro” chiara e stabile, basata su una maggiore sinergia tra i ministeri competenti.

Infine, dal documento arriva per la prima volta la richiesta di una ridefinizione del ruolo del termoelettrico, data la forte penetrazione di rinnovabili. In effetti nel 2011, in Italia, i quasi 80 mila MW di impianti termoelettrici alimentati da combustibile fossile hanno lavorato in media meno di 2.900 ore.

Per evitare possibili conflitti tra le due fonti, secondo il decalogo è necessario che in questa fase produzione fossile e rinnovabile siano governate in maniera integrata. Per questo si propone l’istituzione di un tavolo di consultazione tra decisori politici e operatori del settore.

Se tutti i target al 2030 venissero centrati, le energie verdi eviterebbero oltre 100 milioni di tonnellate di emissioni nel 2020 e a 150 nel 2030, mentre la minore dipendenza da combustibili fossili si tradurrebbe in un risparmio sulle importazioni di 18-20 miliardi di euro all’anno al 2020 e di 26-30 miliardi all’anno al 2030.


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L'autore

Gianluigi Torchiani

Giornalista classe 1981, cagliaritano doc ormai trapiantato a Milano dal 2006. Da diversi anni si interessa del mondo dell’energia e dell'ambiente, con un particolare focus sulle fonti rinnovabili


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