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Incentivi: Italia verso il modello tedesco, criticato in patria

Il decreto di riordino del settore è atteso entro il 10 aprile: si punta a una posizione condivisa

Scritto da il 01 aprile 2011 alle 10:02 | 6 Commenti

Incentivi: Italia verso il modello tedesco, criticato in patria

Photo: Eastpol


E’ il modello tedesco il benchmark del Quarto Conto Energia. Secondo quanto filtrato nelle ultime ore, il nuovo decreto riguardante gli incentivi per il fotovoltaico sarà approvato entro il 10 aprile. E gli sforzi sembrano indirizzati a ottenere se non proprio l’appoggio, quanto meno la non opposizione da parte delle associazioni di settore, dopo le proteste seguite al decreto del 3 marzo scorso (cd. Romani). Anche se qualcuno fa notare come proprio in Germania il sistema degli incentivi fin qui adottato sia al centro di critiche feroci.

Verso il decreto

Nei giorni scorsi, i tecnici dei ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente hanno vagliato una serie di opzioni sul campo, con l’obiettivo di tenere comunque fermo l’obiettivo di ridurre il carico per i consumatori. In particolare, si guarda con attenzione alla Germania, leader europea nel campo delle rinnovabili. I tedeschi adottano un modello di incentivi “feed in tariff”: il Governo stabilisce un prezzo fisso per le energie rinnovabili superiore all’elettricità prodotta da fonti tradizionali e lo tiene fisso per un certo numero di anni (e già questa sarebbe una grande novità per il nostro paese, abituato a continui cambi in corsa che creano difficoltà agli operatori e agli istituti bancari che li finanziano).

Il modello tedesco

In Germania non ci sono limiti relativi alla potenza raggiunta, ma al livello di spesa. L’adozione di questo modello nel nostro paese comporterebbe, quindi, un cambio di rotta rispetto a quanto stabilito nel decreto Romani. A livello pratico, c’è da attendersi un calendario con riduzioni progressive dell’intervento pubblico rispetto a oggi.

Un’altra particolarità del modello tedesco è data dal fatto che gli incentivi sovvenzionano l’immissione in rete e non la produzione di elettricità per cui viene meno il cumulo tra vendita e produzione di corrente per l’autoconsumo. Inoltre, il contributo dello Stato non è unico per tutto il paese, ma legato al livello di irraggiamento delle singole aree. Un approccio che sembra abbia conquistato l’esecutivo per il suo approccio federale.

Le critiche in patria

In realtà proprio quel modello guardato con ammirazione in Italia è sotto il peso della critica in patria. Polemiche che si trascinano da tempo, ma che negli ultimi tempi sono diventate più accese, alla luce di un generale ripensamento sul mix energetico dopo l’incidente nucleare in Giappone. In particolare, le riserve riguardano l’incapacità di quel modello di garantire l’effettiva sicurezza negli approvvigionamenti energetici, considerato che il back up degli impianti è assicurato da centrali a combustibile fossile, cosa che impone la dipendenza dalla Russia. Inoltre si fa notare come il modello degli incentivi pubblici non abbia fin qui garantito la nascita di una filiera industriale in patria, con la conseguenza che non si stanno creando le condizioni perché un giorno il mercato possa camminare con le proprie gambe.


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L'autore

Luigi Dell'Olio

Luigi dell'Olio, giornalista pugliese free-lance, vive a Milano, dove si occupa di temi legati all'economia, alla tecnologia e alle energie rinnovabili.


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