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Trasporti

Biocarburanti, la Ue spinge la seconda generazione

Il ruolo dei combustibili alternativi ricavati da colture alimentari sarà limitato, per evitare danni alla filiera agricola globale

Scritto da il 12 ottobre 2012 alle 8:30 | 0 commenti

Biocarburanti, la Ue spinge la seconda generazione

Gli obiettivi europei in materia di rinnovabili non riguardano solo la produzione di energia elettrica ma, anche, la generazione di energia termica e i trasporti. Anche per questi ultimi, in particolare, sono previsti dei precisi target vincolanti al 2020: il 10% del consumo totale di carburanti nella Ue dovrà essere coperto con combustibili puliti.

Tralasciando il fatto che al momento quasi tutti gli Stati membri sono parecchio lontani da questo traguardo (in particolare l’Italia), un problema non da poco è rappresentato dall’assenza di consenso unanime sui cosiddetti combustibili verdi, ossia i biocarburanti.

In particolare, sotto accusa sono da tempo finiti i carburanti bio di prima generazione, ricavati cioè da grano, colza, olio di palma e dallo zucchero, importati in prevalenza da Paesi extracomunitari. Secondo l’organizzazione umanitaria Oxfam, la terra utilizzata per produrre biocarburanti per le auto europee avrebbe potuto sfamare 127 milioni di persone in un anno se fosse stata coltivata a grano e mais. Non solo: la crescente domanda europea di biocarburanti sta favorendo l’aumento dei prezzi alimentari su scala globale e, in molti casi, l’espulsione delle comunità locali dalle loro terre.

Dopo anni di denunce e grandi polemiche ora, finalmente, l’Europa ha fatto un passo in avanti nella direzione auspicata dalle Ong di tutto il pianeta: secondo una proposta della Commissione europea che sarà adottata nelle prossime settimane, i biocarburanti ‘di prima generazione’, prodotti a partire da colture ‘concorrenti’ rispetto alle colture alimentari, dovranno coprire entro il 2020 non più del 5% del consumo totale di carburanti.

Un altro 5% sarà invece ‘riservato’ ai biocarburanti ‘di seconda generazione‘, che sono ricavati dai rifiuti agricoli (ad esempio il resto della pianta dopo il raccolto dei grani di mais o di frumento), che non ‘consumano’ il suolo delle colture alimentari e, dunque, sono considerati molto più ecosostenibili.

Il tetto del 5% al 2020 corrisponde, secondo la Commissione, all’attuale livello di consumo dei biocarburanti di prima generazione. La decisione rappresenta una prima vittoria per le organizzazione non governative che, però, continuano a chiedere di eliminare del tutto gli incentivi ai biocarburanti della prima generazione.

Appare invece ormai isolata la posizione dei produttori, che temono che la nuova posizione della Commissione possa costare la perdita di migliaia di posti di lavoro. Oltre alle ragioni etiche, anche motivi di costo spingono nella direzione opposta: solo nel 2008, secondo Oxfam, il valore degli incentivi per la produzione di biocarburanti è stato di circa 3 miliardi di euro, mentre in Italia, nello stesso anno, il costo delle mancate entrate per l’erario dovute agli incentivi ha superato i 100 milioni.


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L'autore

Gianluigi Torchiani

Giornalista classe 1981, cagliaritano doc ormai trapiantato a Milano dal 2006. Da diversi anni si interessa del mondo dell’energia e dell'ambiente, con un particolare focus sulle fonti rinnovabili


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