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L’ambiente in Italia, cronaca di un delitto

Contaminazione del suolo, urbanizzazione, inquinamento dell’aria, rumore fuori controllo, biodiversità in pericolo: i dati Ispra non fanno ben sperare

Scritto da il 29 luglio 2014 alle 8:00 | 0 commenti

L’ambiente in Italia, cronaca di un delitto

L’Italia è un paese rumoroso. Oltre il 42% delle sorgenti oggetto di controllo supera i limiti consentiti. Secondo i dati riportati nell’Annuario dati ambientali dell’Ispra, il nostro Paese deve confrontarsi seriamente con il problema dell’inquinamento acustico, una forma subdola di alterazione che si nota meno di altri fattori inquinanti ma che incide direttamente sulla qualità della vita e della salute, fino a causare vere e proprie patologie. Il dato relativo al 2012 supera di poco quello dell’anno precedente (rispettivamente 42,6% e 42,2%) e registra una lieve flessione rispetto agli anni precedenti, ma c’è ancora molto da fare: a fine 2012, la prevista classificazione acustica era stata approvata solo nel 51% dei centri abitati italiani.

Drammatico il dato sul consumo di territorio, in crescita: ogni secondo in Italia si perdono 8 metri quadri di suolo. In termini assoluti, sono irreversibilmente persi circa 22.000 chilometri quadrati, un’estensione quasi pari alla Sardegna. Nel 2012 le stime del consumo di suolo a livello regionale mostrano che in 15 regioni viene superato il 5% di suolo consumato, con le percentuali più elevate in Lombardia e in Veneto (oltre il 10%). L’urbanizzazione, con la costruzione di edifici e strade, la contaminazione con sostanze inquinanti, come anche l’erosione legata alle condizioni climatiche e geomorfologiche, sono tra i maggiori fattori di perdita di territorio, e, di conseguenza, di biodiversità. L’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità (58mila specie animali e 6.700 piante superiori) ma con una minaccia di estinzione alta: a rischio circa il 31% dei vertebrati. Attualmente, in Italia, sono oltre duemila le specie “aliene” animali e vegetali documentate. Tra queste l’Annuario segnala la crescente presenza di alghe come l’Ostreopsis ovata, di origine tropicale e potenzialmente tossica, che nel 2013 è stata rilevata in 12 regioni costiere.
I ricercatori dell’Ispra confermano poi, dati alla mano, ciò che è sotto gli occhi di tutti. È infatti aumentata la frequenza e intensità della durata di eventi estremi come alluvioni, siccità e ondate di calore. Nel 2013 il numero medio di notti tropicali, cioè con temperatura minima maggiore di 20°C, è stato superiore al valore normale, come sempre negli ultimi 13 anni: in media, circa 10 giorni in più nell’anno.
Sono questi soltanto alcuni dei risultati delle rilevazioni compiute dai tecnici dell’Ispra, riportati nell’Annuario per capitoli tematici. Inoltre quest’anno sono state aggiunte delle appendici su argomenti specifici: ad esempio, per quanto riguarda i rifiuti il focus analizza il caso della Terra dei fuochi, mentre per il capitolo acque sono state studiate le mutazioni provocate dal terremoto in Emilia. Una lettura che non lascia dubbi sul fatto che gran parte dei problemi ambientali sia legata alle attività umane.


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L'autore

Stefania Marra

Stefania Marra, giornalista professionista dal 1994, è stata per circa dieci anni caporedattrice della rivista Modus vivendi. Dal 2005 gestisce il modulo pratico di giornalismo al Master di comunicazione ambientale (CTS/Facoltà di Scienze delle comunicazioni Università La Sapienza). Scrive soprattutto di storia sociale dell'alimentazione e di ambiente, settore per il quale ha ricevuto diversi premi giornalistici.


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