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Corto, come il respiro di un bambino cinese

Sette minuti di film del regista Jia Zhangke denunciano le condizioni di vita delle famiglie cinesi, costrette a vivere in città dove l’aria è ormai irrespirabile

Scritto da il 27 gennaio 2015 alle 8:00 | 0 commenti

Corto, come il respiro di un bambino cinese

Dura solo sette minuti il cortometraggio “Smog Journeys” del regista cinese Jia Zhangke (Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia nel 2006 con “Still Live”) e descrive, in modo efficace e senza dialoghi, gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute e sulla vita quotidiana delle famiglie cinesi. È stato diffuso il 22 gennaio da Greenpeace, per richiamare l’attenzione sulla drammatica situazione ambientale del colosso asiatico: nuovi dati diffusi dall’associazione ambientalista dimostrano che oltre il 90 per cento delle città prese in esame (190) superi i limiti consentiti relativamente alla concentrazione atmosferica media annuale dei livelli di particolato fine, il Pm2,5. Come per il Pm10, si tratta di particelle caratterizzate da lunghi tempi di permanenza in atmosfera e, rispetto a quelle più grossolane, sono in grado di penetrare più in profondità nell’apparato respiratorio umano. Sorgenti del particolato fine sono un po’ tutti i tipi di combustione, inclusi quelli dei motori di auto e motoveicoli, degli impianti per la produzione di energia, della legna per il riscaldamento domestico, degli incendi boschivi e di molti altri processi industriali.
In “Smog Journeys” il regista asiatico racconta la vita di due famiglie cinesi, una di minatori, l’altra di designer di moda, rispettivamente della provincia di Hebei e di Pechino. Nel 2012 nella provincia di Hebei, che confina con l’area metropolitana di Pechino, sono stati consumati 313 milioni di tonnellate di carbone, e questa è stata la maggior causa di smog: delle 10 città cinesi con il peggior tasso di inquinamento da Pm2,5, sette appartengono alla provincia di Hebei.
«Ho voluto realizzare un film che possa aprire gli occhi alla gente, e non che la spaventi. Quello dello smog è un problema che tutti i cittadini del Paese hanno bisogno di affrontare, comprendere e risolvere nei prossimi anni – ha dichiarato Jia Zhangke -. Un problema di cui ho preso coscienza negli anni Novanta. Riuscivo solo a percepire che l’aria era veramente terribile, che la polvere era ovunque, rendendo realmente difficile la vita quotidiana della gente».
Secondo le statistiche del ministero cinese per la Protezione ambientale, le città situate nei pressi del delta dei fiume Yangtze, del delta del fiume Pearl e nell’area che comprende Pechino, Tientsin ed Hebei sono soggette ad oltre cento giorni di foschia all’anno, con la concentrazione di Pm2,5 che supera dalle due alle quattro volte i livelli indicati dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nella sola Pechino, nel 2010, all’inquinamento da Pm2,5 potrebbero essere attribuite 2.349 morti.
«Respirare aria pulita è una necessità fondamentale per una vita salutare. È triste che i bambini crescano circondati più da smog che da aria pulita e cieli blu, come raffigurato nel film di Jia. Restituire aria pulita deve essere una priorità che richiede provvedimenti immediati. Greenpeace chiede al governo cinese di intraprendere azioni immediate per la salvaguardia dei suoi cittadini, riducendo i consumi di carbone in favore di fonti più pulite come le rinnovabili», ha affermato Yan Li, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace East Asia.
A fine 2013, i leader cinesi hanno messo a punto un piano nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria nel Paese. Nel breve termine, Greenpeace chiede maggior rispetto dei piani di azione nazionali e locali, che prevedono la chiusura delle industrie più sporche, la riduzione del consumo locale di carbone, lo sviluppo delle energie rinnovabili e l’attuazione di politiche più efficaci per la protezione delle popolazioni vulnerabili durante i giorni di pesante inquinamento.


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L'autore

Stefania Marra

Stefania Marra, giornalista professionista dal 1994, è stata per circa dieci anni caporedattrice della rivista Modus vivendi. Dal 2005 gestisce il modulo pratico di giornalismo al Master di comunicazione ambientale (CTS/Facoltà di Scienze delle comunicazioni Università La Sapienza). Scrive soprattutto di storia sociale dell'alimentazione e di ambiente, settore per il quale ha ricevuto diversi premi giornalistici.


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