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La Cina tra passato rosso e futuro verde | Tekneco

Sviluppo sostenibile

La Cina tra passato rosso e futuro verde

La seconda parte del contributo di Tommaso Limonta sullo sviluppo industriale del Paese asiatico, alle prese con politiche ambientali e sostenibilità

Scritto da il 21 maggio 2013 alle 8:28 | 1 commento

La Cina tra passato rosso e futuro verde

Articolo di Tommaso Limonta

Fondazione ISTUD per la cultura d’impresa e di gestione Area Ricerca

L’analisi di Tommaso Limonta ha delineato, nella prima parte, lo scenario di una Cina alle prese con la sfida ambientale, in delicato equilibrio tra un passato rosso e un futuro verde.

La risposta della dirigenza cinese sembra quindi sempre più orientarsi verso un ampio spettro di soluzioni radicalmente innovative che finalmente consentano l’evoluzione verso un equilibrio armonioso tra popolazione e risorse, senza per questo pregiudicare gli ambiziosissimi obiettivi di crescita del Paese.

Sviluppo sostenibile

Un primo passo in questa direzione è stato compiuto con l’approvazione del XII Piano Quinquennale, le cui linee guida vanno proprio nel senso di un sostegno sempre più marcato a politiche di “armonizzazione”. Ne riassumiamo a seguire gli obiettivi principali:

  • Crescita sostenibile
  • Promozione dell’efficienza energetica
  • Evoluzione da un’economia export-based verso un modello fondato su ricerca, sviluppo e information technology
  • Sviluppo delle infrastrutture e di una rete di trasporti a basse emissioni (auto elettriche, fuel cell)
  • Sviluppo di nuove energie (eolico, solare, nucleare, biotecnologie, terre rare)
  • Protezione dell’ambiente

Per come viene delineandosi, il modello di sviluppo della Cina sembra a tutti gli effetti collocarsi in quella delicata fase di transizione che caratterizza il passaggio da un’economia pre-industriale a un’economia post-industriale, passando per quel livello intermedio che è appunto l’economia industriale classica, che ancora pervade il sistema e i processi produttivi della Cina contemporanea.

Durante questa evoluzione a compiersi non è soltanto il passaggio da un’economia agricola ad una principalmente basata su settori ad alta intensità di capitale, ma anche un significativo shift culturale da un’economia ad alto consumo di ambiente e alta generazione di PIL verso una a più basso consumo di ambiente e, prospetticamente, più bassa intensità di crescita.

Se poi consideriamo l’assetto sociale della Cina contemporanea, due sono gli elementi “disarmonici” che saltano all’occhio:

  • Un considerevole incremento della forbice di reddito tra ricchi e poveri
  • Un rapido processo di urbanizzazione

Quest’ultimo aspetto, in particolare, influisce profondamente sulle scelte energetiche di un paese che appare a prima vista sempre più congestionato e intasato entro i confini di grandi e grandissime aree urbane, dove non di rado i livelli di inquinamento toccano soglie a noi fortunatamente sconosciute. Se calcoliamo che entro il 2030 2/3 dei Cinesi saranno a tutti gli effetti urbanizzati, il problema di come costruire una società armoniosa si palesa in tutta la sua evidenza.

I livelli di consumo e di inquinamento attuali sono infatti incompatibili con la prospettiva di grandi e, si suppone, inquinatissime megalopoli, dove con grande frequenza potrebbe mancare la luce o l’acqua e dove lo smog prodotto dalle grandi centrali a carbone potrebbe semplicemente diventare incompatibile con la stessa vita umana. Che fare dunque?

Fonti rinnovabili

Il XII Piano Quinquennale è particolarmente dettagliato al riguardo e sembra prefigurare l’evoluzione verso un sistema ad alta/altissima intensità di fonti rinnovabili. Vediamo dunque cosa si prevede nello specifico dei singoli settori.

  • Energia solare: la produzione di celle fotovoltaiche continuerà ad emigrare verso paesi a basso costo del lavoro come la Cina. In particolare, i produttori cinesi del settore hanno previsto una crescita di circa 52,5 GW nel 2012 con un incremento complessivo di capacità del 19% fino a circa 69 GW nel 2012, dopo aver accresciuto la capacità del 57% fino a 58 GW alla fine del 2011. Attualmente, oltre il 90% dell’attrezzatura e dei componenti per il fotovoltaico vengono esportati. Tale percentuale è tuttavia destinata a calare a causa degli ambiziosi piani del Governo volti ad aumentare la capacità domestica di energia solare a 10 GW entro il 2015, a fronte degli attuali livelli al di sotto di 1 GW.
  • Energia eolica: negli ultimi 5 anni l’eolico è cresciuto mediamente del 90% l’anno (rispetto al 16% degli USA) e i 44,7 GW del 2010 fanno sì che la Cina sia il primo paese al mondo per capacità installata. Il tasso di crescita medio annuo tra il 2011 ed il 2015 dovrebbe attestarsi tra il 15% ed il 35%. Si segnala in particolare la diffusione rapidissima dei parchi eolici offshore, che dovrebbero raggiungere i 30 GW nel 2020 contro i 100 MW del 2010.
  • Bioedilizia: il Governo cinese intende investire più di 1000 miliardi di RMB per l’espansione di questo settore a partire dai materiali per la costruzione di edifici ecologici, pur a fronte di una base di partenza modesta (le nuove costruzioni classificate come bioedilizia nel 2010 avevano un’estensione inferiore ai 10000 mq).
  • Energia idroelettrica: la Cina gode di un potenziale idroelettrico che la rende leader mondiale, grazie a riserve accertate di 694 GW. La capacità installata, tuttavia, è di 213 GW, circa il 53% delle riserve sfruttabili. Gli obiettivi di sviluppo del settore mirano a raggiungere quota 384 GW entro cinque anni.

La sfida di una crescita armoniosa e “socialista” sembra quindi tradursi in misure e strategie d’intervento precise, che pur tuttavia non possono nascondere le crescenti incognite di un Paese in forte “tensione”, sospeso tra la necessità di garantire ordine, equilibrio e giustizia e la crescente spinta verso modelli di sviluppo dal taglio più propriamente occidentale. Tradizione verso modernità: quale paradigma sarà destinato a dominare la superpotenza del XXI Secolo?


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