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Il futuro del solare: più energia, meno costi, più lavoro

Un nuovo rapporto di Greenpeace- Epia prevede i benefici del solare. Risposta crescente al fabbisogno di energia, minori emissioni di CO2, un trend positivo nel mercato del lavoro

Scritto da il 28 ottobre 2010 alle 16:05 | 1 commento

Il futuro del solare: più energia, meno costi, più lavoro

Gli impianti che sfruttano il sole soddisfarranno il 5% del fabbisogno di energia mondiale entro il 2020 e il 9% entro il 2030. E’ la prospettiva che emerge dal rapporto Solar generation 2010 diffuso da Greenpeace International ed EPIA – European Photovoltaic Industry Association.

Alle stime strettamente legate al mercato energetico, nel rapporto si affiancano anche previsioni relative a quello dell’equipment: per quanto riguarda il costo dei moduli fotovoltaici si prevede entro il 2015 un calo del 40% – un ribasso analogo a quello registrato negli ultimi tre anni – che consentirà all’energia così prodotta di essere sul mercato ad un prezzo competitivo e paragonabile a quella ottenuta da altre fonti, nell’ambito di un’offerta che si allargherà sempre di più, sia nei Paesi industrializzati che nei mercati emergenti, andando a coprire il fabbisogno di una popolazione di oltre 2,5 miliardi di persone entro i prossimi vent’anni.


I costi relativi alla produzione di energia da moduli fotovoltaici, nei trend del rapporto Solar Generation 2010 di Greenpeace/EPIA

“Il solare fotovoltaico – osserva Domenico Belli, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace - è una soluzione che risponde all’esigenza urgente di produrre energia pulita e rispettosa dell’ambiente. Gli investimenti mondiali sul solare fotovoltaico hanno raggiunto il record di 35 miliardi di euro nel 2009 e si prevede di arrivare a 70 miliardi nel 2015. L’Italia è tra i Paesi più attivi, con quasi 1 miliardo di investimenti”. Nei prossimi cinque anni, in tutto il mondo la potenza installata potrebbe arrivare a 180 GW e l’Italia potrebbe offrire un contributo di tutto rispetto, dal momento che il Piano d’Azione Nazionale prevede il raggiungimento di 8 GW, un risultato che sarà conseguibile mantenendo i meccanismi incentivanti e offrendo più snelli iter autorizzativi e procedimenti burocratici.

In termini di impatto ambientale, il rapporto evidenzia che con la produzione di 1 KWh con moduli fotovoltaici si evita l’immissione nell’atmosfera didi 0,6 Kg di CO2: “Il solare fotovoltaico si dimostra una tecnologia chiave nella lotta al cambiamento climatico che assicura l’accesso diffuso all’energia da fonti rinnovabili . I miglioramenti tecnologici e l’abbassamento dei costi faranno raddoppiare entro 5 anni l’incidenza del fotovoltaico nella fornitura di energia primaria” ha aggiunto Domenico Belli.

I benefici economici e ambientali hanno riflessi favorevoli sul fronte dell’occupazione: in tutto il mondo, il settore fotovoltaico oggi occupa 230mila persone, che si prevede raggiungano quota 1,5 milioni entro cinque anni. L’Italia, secondo un rapporto IRES/CGIL, contribuisce a questo settore con 10mila occupati (a metà dello scorso anno erano 6mila).

Se le politiche di incentivazione non verranno ridotte, la potenza del solare fotovoltaico installata a livello globale potrà raggiungere i 180 GW nel 2015, rispetto ai 23 GW registrati all’inizio del 2010. Secondo Greenpeace, l’Italia avrà un peso importante con i suoi 8 GW programmati dal Piano d’Azione Nazionale, che però potrebbero essere di più senza gli ostacoli burocratici e politici alla sua diffusione, e con politiche a supporto di questa tecnologia che diano certezze alle imprese e ai cittadini.


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L'autore

Dario Bonacina

Tecnico informatico, è collaboratore di alcune aziende industriali e si interessa di Internet e di tecnologia, con riguardo al loro impatto a livello economico e sociale, nonché di comunicazione e telecomunicazioni. E' autore di servizi e articoli per varie testate, emittenti radiofoniche e siti di informazione tecnologica.


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