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Le uniche rinnovabili buone sono all’estero

Il Presidente del Consiglio celebra le rinnovabili negli Usa, mentre in Italia aumentano i sussidi alle fossili

Scritto da il 30 marzo 2016 alle 18:34 | 0 commenti

Le uniche rinnovabili buone sono all’estero

Rinnovabili. Meglio esportarle in terra straniera. Questo in sintesi il pensiero del Presidente del Consiglio che ha inaugurato ieri un impianto Enel Green Power negli Stati Uniti, a Stillwater, nel Nevada. Nello specifico si tratta dell’impianto ibrido che utilizza contemporaneamente geotermico, solare fotovoltaico e solare termico. Il primo al mondo che accoppia queste rinnovabili a questi livelli di potenza, ma non l’unico ibrido a tecnologia italiana, come vedremo. Ma andiamo con ordine. Originali, infatti, son state le dichiarazioni di Matteo Renzi in materia d’energia. «Le rinnovabili vedono l’Italia tra i leader mondiali e ne siamo orgogliosi. Ma dobbiamo avere consapevolezza che un mondo che va avanti solo a rinnovabili per il momento è solo un sogno. – ha scritto su Facebook Matteo Renzi, commentando l’inaugurazione dell’impianto – Dobbiamo ridurre la dipendenza dai fossili e le emissioni, come abbiamo fatto negli ultimi 25 anni (in Italia -23% di emissioni CO2), ma il petrolio e gas naturale serviranno ancora a lungo: non sprecare ciò che abbiamo è il primo comandamento per tutti noi». Interessante, quindi che l’inaugurazione di un impianto a fonti rinnovabili particolarmente innovativo come quello di Enel Green Power abbia dato l’occasione al presidente del Consiglio di difendere le trivelle che saranno oggetto del referendum il 17 aprile prossimo.

«Il futuro dell’energia è innanzitutto la tecnologia: investire sulla ricerca, non aver paura del futuro e della scienza e chi teme la ricerca e l’innovazione è destinato a vivere nella paura. E perdere tutte le sfide del domani», ha continuato Renzi, che ha detto una cosa giusta, rispetto alla tecnologia che però è parziale Parzialità che per l’Italia anche un poco dannosa. Già perché le tecnologie chiave sull’energia in Italia le stiamo perdendo continuamente. Nel 2008 per esempio, perdemmo, per una classica questione di ricambio generazionale, l’unica fabbrica al mondo che realizzava macchine a controllo numerico per l’assemblaggio dei pannelli solari, mentre al tempo stesso si perse, per questioni di lungaggini burocratiche la possibilità di avere fonderie di silicio di grado solare “made in Italy”. E che dire della Moncada Energy, l’azienda che ha realizzato uno dei primi impianti a rinnovabili, ibrido, – eolico, fotovoltaico e biocarburanti – in Sicilia e che ha chiuso i battenti anche dell’unico stabilimento per il fotovoltaico a film sottile a causa della “guerra” continua della Regione Sicilia e dell’esecutivo nazionale al fotovoltaico a terra. Con la perdita di oltre 200 posti di lavoro iperqualificati nella provincia d’Agrigento. E il Presidente del Consiglio, del resto, non è intervenuto quando la Soprintendenza alla Belle Arti ha bloccato un campo eolico off shore, “tutelando” il paesaggio davanti all’Ilva di Taranto. Il tutto mentre in Scozia le aziende che ieri lavoravano per le trivelle del mare del Nord, ora fanno a gara per offrire i propri servizi alla nascente industria dell’eolico off shore. Insomma qualche spin doctor della Presidenza del Consiglio avrebbe dovuto informare Renzi che l’Enel ha già chiuso 21 centrali termoelettriche perché non servono e sostituirà un GWe l’anno di potenza fossile della propria produzione con le rinnovabili, arrivando al 2050, ossia tra un ciclo energetico, al 100% della produzione elettrica da rinnovabili. Nel frattempo, ma di questo Renzi non si preoccupa, una delle migliori aziende italiane nel campo dell’efficienza è passata ai giapponesi e rischiamo di perdere la leadership sull’accumulo – si legga le batterie – che è uno dei nodi cruciali del futuro sul quale stanno investendo, anche con incentivi, in tutto il mondo, mentre noi mettiamo balzelli aggiuntivi sull’autoconsumo.

Ma forse Matteo Renzi è ancora troppo distratto dalle fonti fossili, visto che in Italia secondo il Fondo Monetario Internazionale, gli incentivi alle fonti fossili sono aumentati tra il 2013 e il 2014 di 400 milioni di Euro, passando da 12,8 miliardi a 13,2 miliardi di Euro.


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L'autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983.


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