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Tekneco #11 – Rinnovabili

Fotovoltaico: l’incentivo che non costa

Il fotovoltaico ha raggiunto obiettivi impensabili ma è ancora lontano dalla grid parity. Anie/Gifi chiede norme che favoriscano la generazione distribuita

Scritto da il 21 giugno 2013 alle 8:30 | 1 commento

Fotovoltaico: l’incentivo che non costa

Il fotovoltaico ha raggiunto traguardi impensabili sino a pochissimi anni fa, quando questa tecnologia era sostanzialmente un’applicazione semisperimentale con numeri irrilevanti per il sistema energetico nazionale. Oggi, invece, questa fonte può contare su 17 GW installati su tutto il territorio nazionale (un dato decisamente superiore a tutte le previsioni di crescita rilasciate negli ultimi anni), impianti presenti nel 95% dei Comuni e un contributo superiore al 5% del fabbisogno elettrico nazionale. Numeri, insomma, di tutto rispetto, che hanno permesso all’Italia di diventare il secondo mercato al mondo alle spalle dell’inarrivabile Germania.

Non bisogna, però, nascondersi dietro a un dito: senza gli incentivi delle varie versioni del Conto energia, che hanno remunerato l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici, uno sviluppo di tale portata non avrebbe mai avuto luogo. Una stagione, quella dell’incentivazione d’oro del fotovoltaico, che sembra ormai giunta al termine. Il quinto Conto energia, entrato in funzione appena ad agosto 2012 e che in teoria sarebbe dovuto rimanere in vigore sino al 2015, aveva stabilito che il finanziamento pubblico al solare fotovoltaico non dovesse superare quota 6,7 miliardi di euro l’anno. Al momento in cui scriviamo (fine febbraio 2013), siamo vicini a quota 6,6 miliardi di euro e, dunque, il blocco del regime incentivante appare a un passo.

A meno di un improbabile varo di un sesto Conto energia da parte del nuovo Esecutivo, il fotovoltaico italiano dovrebbe in teoria camminare con le proprie gambe già dal secondo semestre 2013. In realtà, però, la grid parity per questa risorsa non è certo stata ancora raggiunta su tutto il territorio nazionale e, dunque, gli operatori del settore tremano di fronte alla possibilità di una competizione impari con la generazione elettrica da fonti fossili.

In prossimità delle elezioni di febbraio, l’associazione di categoria Anie/Gifi ha presentato una serie di proposte, definite a costo zero per le casse dello Stato, che dovrebbero aiutare il settore ad arrivare al traguardo dell’agognata grid parity senza necessità di stanziare nuovi sussidi. Ad esempio, Anie/Gifi sottolinea come il costo del denaro penalizzi fortemente gli investimenti nel solare rispetto agli operatori di altri Paesi. A questo problema si potrebbe ovviare con l’introduzione di un fondo speciale garantito dallo Stato (come il Fondo Rotativo di Kyoto) per consentire l’accesso al credito a tassi ragionevoli.

Altro strumento che appare indispensabile per il futuro del solare nazionale sono gli strumenti di detrazione fiscale sugli investimenti: in teoria, fino al 30 giugno 2013 per i privati (in alternativa agli incentivi diretti del Conto energia) esiste la possibilità di detrazione fiscale del 50% dei costi di realizzazione di un impianto fotovoltaico (fino a 96.000 euro in 10 anni). Dal primo luglio 2013, però, il valore della detrazione dovrebbe scendere al 36%; Gifi raccomanda l’estensione di tale strumento attraverso l’istituzione di un meccanismo aperto a tutti i soggetti (ossia anche alle imprese) e stabile nel tempo e chiede che, nel frattempo, la scadenza di giugno 2013 sia pertanto prorogata di almeno un anno.

Un’altra misura è quella relativa alla produzione di energia fotovoltaica: secondo gli operatori del settore si dovrebbe cercare di ridurre il carico fiscale sui ricavi dalla vendita di elettricità. Molta speranza è poi riposta nei sistemi efficienti di utenza, i cosiddetti Seu che riguardano, in sostanza, un rapporto bilaterale tra due soggetti: un solo cliente finale (solitamente un’azienda energivora) e un produttore, senza necessità di passare per le tradizionali reti elettriche e i relativi oneri di utilizzo.

Sinora la mancanza di regole applicative da parte dell’Aeeg, sostiene Anie/Gifi, ha bloccato una vera diffusione di questo meccanismo, che ovviamente non entusiasma le tradizionali società produttrici di energia. Simili problemi interessano anche i Riu (Reti interne di utenza), che si differenziano rispetto ai Seu per la maggiore estensione territoriale al di fuori di un’area di proprietà e l’inclusione di utenze ulteriori rispetto al rapporto produttore / cliente, nonché dall’obbligo di connessione a una rete pubblica.

Cruciale per lo sviluppo di un fotovoltaico capace di sostenersi con le proprie gambe sarà anche il rafforzamento dello scambio sul posto; attualmente, con questo meccanismo, gli oneri di sistema non si pagano per tutta l’energia consumata al momento e non si pagano nemmeno, dato che vengono restituiti, per l’elettricità scambiata con la rete. In poche parole l’energia in eccesso, prodotta da un impianto fotovoltaico e immessa in rete, può essere consumata senza costi aggiuntivi in un secondo momento, grazie appunto all’autoconsumo virtuale permesso dal meccanismo dello scambio sul posto. Mentre l’Aeeg in questi mesi ha pensato a una revisione del meccanismo che andrebbe a sfavore degli operatori del fotovoltaico, Anie/Gifi, invece, chiede un’estensione di questo meccanismo sino ai 200 kW di potenza. Un insieme di misure, insomma, che appaiono pensate per sostenere un fotovoltaico più piccolo e più a misura di generazione distribuita rispetto a quello che abbiamo conosciuto sinora.

L’eccessiva burocratizzazione del comparto

Attualmente, secondo Anie/Gifi, la somma degli adempimenti burocratici e degli oneri di accesso al sistema elettrico per un piccolo impianto da 3 kW, realizzato presso un’utenza familiare, può superare i 1.000 euro, su un costo dell’impianto di 5.000 euro circa. Questo 20%, di fatto, rappresenta un’ulteriore barriera alla diffusione del fotovoltaico nel nostro Paese, in particolare nel settore residenziale. La richiesta del comparto, perciò, è quella di una semplificazione delle procedure autorizzative e di connessione alla rete, facendo leva sullo strumento dell’autodichiarazione. In particolare, la richiesta è di istituire un modello unico semplificato da utilizzare per l’autorizzazione, la connessione e l’esercizio degli impianti fotovoltaici realizzati su edifici.

 

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L'autore

Gianluigi Torchiani

Giornalista classe 1981, cagliaritano doc ormai trapiantato a Milano dal 2006. Da diversi anni si interessa del mondo dell’energia e dell'ambiente, con un particolare focus sulle fonti rinnovabili


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