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Veicoli elettrici: le eccellenze italiane

Le aziende italiane che progettano le vetture sono distribuite nelle regioni. Nell'attesa di regole comuni europee

Scritto da il 12 luglio 2010 alle 8:33 | 0 commenti

Veicoli elettrici: le eccellenze italiane

In Italia piccole e medie imprese progettano, costruiscono e commercializzano veicoli per la mobilità sostenibile, elettrici (“plug-in”) e ibridi: è una filiera che coinvolge università, centri di ricerca, enti locali. Collaborano con le grandi case automobilistiche. E guardano al mercato europeo, soprattutto verso Madrid e Berlino.

La svolta potrebbe arrivare presto, perché l’Europa progetta un sistema unificato per caricare le vetture elettriche: è un’iniziativa per facilitare la standardizzazione del mercato nei 27 paesi dell’Unione Europea. Nell’attesa, facciamo un quadro delle eccellenze italiane.

Imola è alle radici del trasporto a quattro ruote e un pilastro del distretto emiliano della meccatronica. Qui ha sede Microvett, un’azienda che invia fuori dai cancelli circa 750 vetture ogni anno. Il suo team ha ottenuto l’omologazione di un’ampia gamma di veicoli per il trasporto privato, pubblico e commerciale, a partire soprattutto da Fiat e Renault. Lavora con gli atenei locali e di altre regioni per la ricerca tecnologica. E nel 2008 ha raggiunto un fatturato di 15 milioni di euro. Può contare su un indotto di imprese impegnate nella fornitura di componenti, come la reggina Zapi che produce circa 500mila tra inverter e controller. Ma nella tradizione locale di artigianato e tecnologia trovano spazio altre esperienze. Che mostrano un’evoluzione passo dopo passo.

Nelle Marche, Faam ha iniziato dagli anni Settanta a fabbricare batterie al piombo. Poi ha puntato sulle vetture elettriche negli anni ottanta: il fatturato del 2009 per la divisione trasporti (Evf) è di 6 milioni di euro, ma include anche i veicoli alimentati a gas. Le prove in laboratorio sono strategiche. “Stiamo sviluppando una batteria al litio: l’obiettivo è di arrivare ai privati”, dice Francesco De Majo, direttore generale Evf. La Lombardia è un terreno fertile per l’indotto della mobilità sostenibile. La bresciana Ept, per esempio, è stata tra i pionieri del car sharing e della progettazione di tecnologie per i veicoli elettrici: ha iniziato ad operare dalla fine degli anni Novanta. Adesso punta sugli autobus.

Un capitolo a parte sono i veicoli a pedalata assistita: secondo i dati raccolti da Cives (Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali) ne sono stati venduti 170mila. È la categoria più acquistata nel settore della mobilità elettrica: un successo dovuto soprattutto alla politiche di incentivazione negli anni precedenti. Tanto che alcune aziende hanno lanciato “spin-off” dedicate motocicli ecologici, come Oxygen di Atala.

Le statistiche di Cives mostrano la fotografia di un settore ancora di nicchia in Italia: dal 1998 sono state vendute 11mila vetture tra autoveicoli e furgoni. Per due e tre ruote il mercato sale a 32mila. Autobus e minibus elettrici arrivano a 750 unità sul territorio nazionale. I quadricicli acquistati sono circa 5mila. Restano limiti strutturali: le “stazioni” per il rifornimento elettrico sono scarse e manca l’appeal della meccanica tradizionale.

Eppure è un mercato che attraversa una trasformazione diffusa. E attira capitali. Negli Stati Uniti è stata quotata in borsa una start-up, Tesla Motors: è specializzata nella progettazione e fabbricazione di automobili sportive. Ha raccolto 226 milioni di dollari nel giorno del debutto sul listino azionario. Negli Usa sono almeno una ventina le aziende nate negli ultimi anni che propongono soluzioni per i veicoli elettrici (Fisker Automotive, Zap, AC Propulsion, Phoenix Motorcars, Revank). E il numero uno della Casa Bianca, Barack Obama, ha garantito 15 milioni di dollari per un piano destinato alla costruzione di centrali per il rifornimento.

Secondo le previsioni della società d’analisi “Pike’s” entro il 2015 saranno 4,7 milioni nel mondo. Anche la Cina guarda con interesse alla mobilità sostenibile: ha stanziato fondi per incentivarla in cinque città e uno tra i più acuti investitori, Warren Buffett, definito l’Oracolo di Omaha, ha investito sulla fabbrica cinese BYD che produce batterie e mezzi ecologici.


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L'autore

Luca Dello Iacovo

Giornalista freelance, collabora con "Nòva-Il Sole 24 Ore". Segue l'evoluzione del mondo di internet e le frontiere della sostenibilità.


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