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Cambiamenti climatici

Come sarà la pasta del futuro?

Pubblicati da Enea i risultati di due anni di esperimenti per studiare l’adattamento delle piante di grano duro ai cambiamenti climatici

Scritto da il 04 luglio 2014 alle 8:00 | 0 commenti

Come sarà la pasta del futuro?

Colpa dell’inquinamento se in futuro la qualità della pasta peggiorerà? Dai risultati da poco pubblicati dall’Enea, sembra proprio che sarà così. Negli ultimi due anni il progetto di ricerca Face (Free Air CO2 Enrichment) ha studiato l’effetto dell’aumento della CO2 atmosferica sulla crescita del grano duro in condizioni di campo aperto. Una scelta certo non casuale: il frumento duro è alla base della filiera della pasta, in cui l’Italia è all’avanguardia, ma per mantenere questa posizione competitiva è importante comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla produzione.

Come è ormai noto, la CO2 trattiene all’interno dell’atmosfera la radiazione infrarossa, contribuendo al cosiddetto “effetto serra” e quindi al riscaldamento globale del Pianeta. Il biossido di carbonio è anche la principale fonte di nutrimento delle piante, che la fissano dall’atmosfera tramite la fotosintesi e la trasformano in sostanza organica, che è alla base della catena alimentare e quindi della vita sul nostro pianeta. Per questo occorre studiare come le piante coltivate si adatteranno alle condizioni di CO2 elevata e selezionare varietà che, meglio di altre, siano capaci di crescere e produrre nelle nuove condizioni climatiche.
Nel Centro di ricerca per la genomica del Cra di Fiorenzuola d’Arda (Pc) è stato installato il sistema Face, unico in Italia e tra i pochissimi in Europa. Qui vengono rilevati e analizzati i dati che permetteranno di preparare le piante di oggi al clima di domani. Quest’infrastruttura è uno dei contributi italiani all’iniziativa europea Anaee (Analysis and experimentation on ecosystems), per lo studio dei cambiamenti climatici. Nel corso dei due anni di sperimentazione Face ha analizzato il comportamento di 12 varietà di frumento duro, cresciute in condizioni di campo in un’atmosfera contenente circa 570 ppm di CO2 (la concentrazione attesa per il 2050). I primi risultati hanno dimostrato un generale aumento di produzione. Tuttavia, analisi più approfondite hanno segnalato una diminuzione del contenuto proteico e quindi una minore qualità della pasta ottenuta dalla semola. Inoltre, le analisi del metabolismo delle piante hanno messo in evidenza la diminuzione significativa, nella granella ottenuta in condizioni di CO2 elevata, di una serie di sostanze a funzione nutrizionale (amminoacidi, fosfolipidi) o protettiva (insetticidi naturali).
Nello stesso tempo è stata riscontrata, nelle diverse varietà analizzate, una elevata variabilità genetica che lascia sperare sulla possibilità di realizzare, tramite miglioramento genetico assistito, nuove varietà di grano duro, adattate alle nuove condizioni climatiche.
Al progetto Face collaborano il Cra – Centro per la genomica di Fiorenzuola d’Arda e Centro per la Cerealicoltura di Foggia, il Cnr – Istituto di Biometeorologia di Firenze, e l’Enea – Laboratorio biotecnologie verdi di Roma, con il finanziamento della fondazione Ager (Agroalimentare e Ricerca).


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L'autore

Stefania Marra

Stefania Marra, giornalista professionista dal 1994, è stata per circa dieci anni caporedattrice della rivista Modus vivendi. Dal 2005 gestisce il modulo pratico di giornalismo al Master di comunicazione ambientale (CTS/Facoltà di Scienze delle comunicazioni Università La Sapienza). Scrive soprattutto di storia sociale dell'alimentazione e di ambiente, settore per il quale ha ricevuto diversi premi giornalistici.


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