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Geomatica e patrimonio digitale. Dai dati ai modelli: quale futuro?

Il campo dei beni digitali rappresenta uno dei settori dove l’interdisciplinarietà assume speciale rilevanza

Scritto da il 07 settembre 2016 alle 8:30 | 0 commenti

Geomatica e patrimonio digitale. Dai dati ai modelli: quale futuro?

Il rapido susseguirsi di innovazioni tecnologiche relative alla produzione di modelli 3D e la crescita negli ultimi anni dei rischi cui è esposto il patrimonio monumentale causa la frequenza di eventi bellici e disastri naturali e/o dolosi postula una riflessione a tutto campo sulle prospettive di sviluppo e affinamento delle discipline afferenti alla Geomatica, per una più congrua rispondenza delle linee di ricerca e di esercizio “professionale” specifiche del nostro Settore al trend della domanda odierna, vagliando le potenzialità del loro contributo alla tutela e alla “fruizione” del cultural heritage e dell’ambiente antropico. Un riesame dei passaggi più significativi dell’avvicinamento al “patrimonio digitale”, partendo dalla Carta di Québec (2008) e dalla Carta di Londra, consente di cogliere le modifiche del ruolo che la geomatica è chiamata a svolgere in questo scenario. L’accento si sposta infatti dalla “produzione” di dati digitali (già esplorata da vari progetti come EPOCH, 3DCOFORM, FOCUS K3D, CARARE, EU-CHIC, CLIMATE CHANGE), che seppure in continua evoluzione può dirsi ampiamente risolta, a quella di modelli (interpretativi) e con essa al loro “uso” e “riuso”, come richiesto dalle più recenti raccomandazioni Europee.

L’analisi di Grazia Tucci dell’Università di Firenze

 

Il campo dei beni digitali rappresenta uno dei settori dove l’interdisciplinarietà assume speciale rilevanza e va quindi messa in primo piano. Siamo di fronte ad un “nuovo rinascimento” che non consente più di accentrare le conoscenze in una sola figura, postulando invece un’ interazione sinergica tra saperi diversi. Riferendoci al quadro nazionale anche la distinzione fra tutela e valorizzazione esplicitata dal codice Urbani ci coinvolge per entrambi gli aspetti, coniugando il più consolidato utilizzo del patrimonio digitale a fini conoscitivi e per la predisposizione di progetti di restauro, con quello, emergente, della “comunicazione”. Parole chiave diventano quindi: turismo virtuale, gaming, didattica, “democratizzazione della cultura”. Di qui l’interrogativo: quale futuro per la geomatica? Se dovessimo seguire gli esperti di marketing siamo assolutamente nella norma: stiamo per assistere ad una fuga senza precedenti dall’identità tradizionale del SSD e nella fluidità tra etnie, generazioni, ruoli, professioni e settori disciplinari, dovranno venire ridefiniti, indirizzi, compiti e modi di partecipazione a quelle attività di digitalizzazione già in corso in tutto il mondo. Open data, big data, croudsourcing e partecipazione sociale per la costruzione del patrimonio digitale che non prevede più ruoli primari e ruoli ancillari e per cui si devono individuare nuovi servizi e nuove policy.


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