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Le rinnovabili per l’ambiente e l’occupazione | Tekneco

Le rinnovabili per l’ambiente e l’occupazione

La lettera aperta di Confapi Bari e Bat al Presidente Vendola e agli Onorevoli eletti in Puglia sui decreti rinnovabili e il V Conto Energia

Pubblicato da Tekneco Aziende il 09 maggio 2012 alle 12:03

Le rinnovabili per l’ambiente e l’occupazione

Giuseppe Bratta - Presidente della Sezione Energia Confapi Bari e Bat

Egregio Presidente e Onerevoli eletti in Puglia,
il ministero dello Sviluppo economico e il mistero dell’Ambiente hanno emanato i decreti sulle rinnovabili elettriche e del decreto sul quinto conto energia fotovoltaico ed i relativi testi sono stati trasmessi alla Conferenza Unificata Stato Regioni e all’Autorità per le necessarie valutazioni.

In tali decreti manca una visione sull’innovazione in campo energetico e soprattutto per un vero sviluppo dell’energia distribuita e rinnovabile, anche oltre gli incentivi. Quello che anima il Governo Monti, è la volontà di mettere sotto amministrazione controllata un settore, spesso beneficiario, certo, di elevati incentivi (grazie anche a una cattiva politica incapace di analisi corrette e di medio periodo), ma che ha anche ribaltato in pochissimi anni uno scenario energetico che rimette in discussione tutte le antiche certezze.

Bastano alcuni dati. A marzo 2012 la richiesta di energia elettrica (27,4 TWh, in calo del 5,2% rispetto al marzo 2011) è stata coperta dal fotovoltaico per il 6,4% (1,77 TWh), percentuale che supera il 10% se contiamo anche l’eolico. Il contributo del FV è stato 3,2 volte maggiore rispetto al marzo 2011 e superiore di quasi il 30% rispetto al luglio 2011, fino ad allora mese record per la produzione FV .

Lo scorso Lunedì di Pasqua (9 aprile 2012) è poi da ricordare. Sebbene sia stato ovviamente un giorno con una modesta domanda di energia elettrica, va comunque evidenziata una nota di Terna SpA: tra le ore 13 e le 14 il 64% dell’elettricità prodotta in Italia è arrivata dalle rinnovabili. E nello stesso momento in Sicilia le fonti rinnovabili hanno fornito il 94% dell’energia richiesta. Nell’isola, dunque, il prezzo dell’elettricità, in quell’ora, è stato quasi pari a zero. Terna ha spiegato che per ogni punto percentuale in più di elettricità da rinnovabili il suo prezzo diminuisce di 2 €/MWh.

Di fronte a un settore delle rinnovabili in notevole crescita, il Governo si comporta da ragioniere, ma non mette nei suoi calcoli il rischio di mettere in ginocchio centinaia di imprese (alcune hanno già chiuso i battenti) e di scoraggiare investitori nazionali ed esteri che forse scapperanno per sempre dall’Italia.

Il fatto è che le rinnovabili hanno corso tanto e in tempi troppo rapidi. Questo è il punto: danno fastidio ai grandi produttori di energia da fonte fossile. Il Governo considera strategico favorire l’estrazione di idrocarburi, gas e metano, nazionali, allargando le maglie delle autorizzazioni a trivellare qua e là il Paese.

Il Ministro Corrado Passera, nella sua audizione alla commissione Industria del Senato, lo ha descritto come un obiettivo della sua Strategia energetica nazionale. “Non tutti sanno che l’Italia ha ingenti riserve di gas e petrolio e che una parte importante di queste riserve è attivabile in tempi rapidi consentendo di soddisfare potenzialmente circa il 20% dei consumi dal 10% attuale”, ha detto il ministro. E ha spiegato che intende “muoversi decisamente in questa direzione che potrebbe consentire di attivare 15 miliardi di euro di investimenti, con 25mila posti di lavoro stabili e addizionali”. Il suo obiettivo è ridurre la bolletta energetica di importazione di oltre 6 miliardi l’anno aumentando quindi il Pil di quasi mezzo punto percentuale e ricavare 2,5 miliardi di entrate fiscali sia nazionali che locali. Ci fornisce un’analisi completa stavolta, fatta sicuramente anche con i dati forniti da Eni, mentre sappiamo che omette sistematicamente di considerare i benefici legati allo sviluppo delle rinnovabili. Forse troppo parcellizzati e complessi da mettere insieme?
Sull’uscita di Passera, Legambiente e Confapi precisano che “le riserve stimate di 187 milioni di tonnellate, agli attuali tassi di consumo, verrebbero consumate in soli due anni e mezzo, mentre i 25mila posti di lavoro ipotizzati dal ministro con l’estrazione di idrocarburi, corrispondono alla metà delle persone impiegate nel settore delle fonti pulite che perderebbero il posto grazie ai suoi decreti, mentre con una seria prospettiva basata sullo sviluppo delle rinnovabili, i nuovi occupati potrebbero arrivare a 250mila unità, cioè 10 volte i numeri propagandati dal ministro legati allo sviluppo degli idrocarburi nostrani”.

Noi, di Legambiente e Confapi impegnati quotidianamente nella promozione dell’ambiente e delle aziende sostenibili occupate nelle rinnovabili, non siamo contrari a rivedere il conto energia, ma vogliamo tutelare il settore dando sostenibilità, puntando sulle pratiche virtuose ambientali e sulla competenza data dalla professionalità e dal “sano” lavoro.
Per ridurre i costi del fotovoltaico il rimedio è semplice e parlano i dati pubblicati da GSE ed Autorità per l’Energia Elettrica e Gas (AEEG). Il numero totale degli impianti FV installati ed in esercizio in Italia è di circa 318.600 con una potenza complessiva pari 12,5 Gigawatt di cui gli impianti residenziali (da 1 kWp a 20 kWp) rappresentano l’88 % della numerosità con 13% degli incentivi erogati, gli impianti di piccole e medie aziende (da 20 kWp a 200 kWp) rappresentano circa 9,4 % degli impianti installati come numerosità e il 18,5% degli incentivi erogati, i grandi impianti (da 200 kWp a impianti > 5000 Wp) realizzati per la loro maggioranza per speculazione finanziaria (di cui la Puglia è leader in Italia) rappresentano circa 2,76 % degli impianti installati come numerosità, ma il 68 % degli incentivi erogati. Basterebbe non finanziare i grandi impianti speculativi ed il costo diminuirebbe del 70%. Non lo si fa perchè i grandi impianti sono finanziati dalle banche che fra mutui, leasing, prestiti , garanzie fideiussorie e mille altri costosissimi e incomprensibili “prodotti” producono profitti importanti.

Puntando solo sui piccoli e medi impianti (non oltre 200kW), dopo un periodo transitorio di qualche mese per permettere di tutelare gli investimenti in corso ( dal 1 ottobre 2012) il mercato italiano si stabilizzerebbe ad un livello molto più basso dell’attuale, (prevedibile circa 1 GW/anno), ci sarebbe moltissimo lavoro per installatori e studi tecnici nazionali, insomma nascerebbe quel mercato “vero” che l’uso sconsiderato delle tariffe incentivanti ha finora impedito. Si tratta di una grande opportunità, ma anche di un processo delicatissimo, che la nostra classe politica, senza divisioni di “colori” o appartenenze ha il dovere di saper gestire senza se e senza ma per creare circuiti virtuosi e ricchezza “sostenibile” nella nostra regione.

Auspichiamo che il presidente Vendola nella Conferenza Stato-Regioni possa migliorare i testi per tutelare lo sviluppo sostenibile delle rinnovabili e dell’occupazione di 15.000 addetti e che tutti gli Onorevoli pugliesi evidenzino ai propri partiti cosa il governo dei Tecnici e dell’Energia Centralizzata e “non democratica” sta mettendo in “cantiere” ricordandosi dei tanti “slogan” sulla sostenibilità dell’ambiente annunciati durante tutte le campagne elettorali da parte di tutti i “colori” politici.

L’energia distribuita delle rinnovabili è molto di più di una tecnologia o un incentivo e’ una primavera di una nuova generazione di imprenditori, per lo più giovani scollegati dalle vecchie gerarchie.

Difendere le rinnovabili ora significa difendere il futuro. Un futuro fatto di lavoro, sviluppo, ambiente sano e democrazia energetica.

Presidente Sezione Energia Confapi Dott. Giuseppe Bratta
Presidente Legambiente Puglia Dott. Francesco Tarantini



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